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Photogallery – “Io sono leggenda”, dieci maglie storiche che il mondo del calcio ha deciso di ritirare per sempre

GIGI RIVA N°11 - Scrisse di lui Gianni Brera: «Luigi Riva ha la forma mentis e la struttura fisica dell'eroe, come ci ha insegnato a vederle la storia, non solo quella sportiva». Il vecchi rombo di tuono, il protagonista di uno scudetto storico che mai più ha gridato "terra" alla vista della Sardegna, terra selvaggia e avara di glorie sportive, se non in quegli anni in cui Riva, come un vero condottiero, primeggiava sui campi della Serie A come se fosse accompagnato dalla più forte armata mai esistita, facendo dimenticare a tutti che si trattasse solo del piccolo Cagliari. Leggendario...more
PAOLO MALDINI N°3 - Recordman in serie A (647 presenze) una sola ed unica fede, il Milan, a cui ha dato 25 anni di onori e glorie sui campi di mezzo mondo. Nazionale inamovibile, ha vinto 26 trofei ed è stato in grado di costituire il prototipo del terzino sinistro per eccellenza, classe, potenza e senso della posizione. Quando vedremo il nuovo "Maldini" calcare i campi della Serie A? Forse un giorno, forse mai, comunque vada Paolo resterà nei libri di storia sportiva. Inimitabile...more
GIANLUCA SIGNORINI n°6 - Ricordato dalla gradinata rossoblu come Il Capitano, ha indossato la maglia dei grifoni per sette stagioni, dal 1988 al 1995. Nel novembre 2002 si è spento dopo esser stato colpito da Sla e, pochi giorni dopo, la società calcistica del Genoa ha deciso di ritirare per sempre la sua maglietta numero 6. Con la scomparsa di Borgonovo, si completa un tragico elenco che mette a nudo i limiti del calcio al cospetto della "stronza", come Borgonovo usava chiamarla. Esempio di fedeltà, mitico Gianluca...more
GIACINTO FACCHETTI N°3 - L'uomo simbolo del glorioso passato dell'Inter ha avuto questo onore dopo la sua morte, arrivata mentre era il presidente nerazzurro. Giocatore immenso, stile e classe lo contraddistinguono in ogni frangente, con l'Inter e con la nazionale, gioca un calcio essenziale e pratico, acquisendo ben presto quell'affidabilità che spesso è merce rara. Uomo spogliatoio, grande comunicatore, personaggio di rilievo anche quando diventa dirigente. Ma in campo, con i nerazzurri. 475 presenze , 59 gol e tanta gloria. Una vita da leader, un leader per la vita...more
FRANCO BARESI N°6 - Eternamente capitano. Lui, che a 22 anni ha debuttato da leader senza mai lasciare più la fascia, simbolo di longevità (giocherà fino ai 40) e professionalità. Calcisticamente indispensabile per le tattiche di Arrigo Sacchi, decisamente essenziale negli spogliatoi, quando bisogna tirar fuori i cosidetti. Grinta e carattere completano la figura del "libero" per antonomasia, colui in grado di entrare nella leggenda coniando la frase "un libero alla Baresi". Come lui nessuno mai... more
ROBERTO BAGGIO N°10 - E' il Brescia ad onorare Roby e a ritirare la "dieci". Divin codino, e non doveva certo la sua divinità ai capelli. Predestinato del pallone, estroso ed eclettico come pochi, dipinge parabole e distribuisce giocate da illusionista, dalle grandi squadre alla provincia non fa distinzioni, vince e convince con ogni maglia che indossa. Dimostra cuore e poco attaccamento al danaro accettando proposte minori, nonostante altre società più blasonate avrebbero costruito ponti d'oro pur di vederlo con la maglia della propria compagine. Incanta ai mondiali, solo sfiorata la vittoria, ma lascia orfano il calcio di uno dei suoi beniamini più amati della storia. Un alieno dai piedi fatati...more
GIANFRANCO ZOLA N°25 - Magic box ha lasciato il segno, il suo trasferimento in Inghilterra, al Chelsea ha aperto definitivamente il passaggio agli italiani nel calcio europeo. Autore di stagioni indimenticabili, vero e proprio esempio di tecnica e stile, dotato di un'umiltà che lo ha aiutato a diventare dapprima un grande campione, poi un uomo di successo anche adesso che è diventato allenatore. Un predestinato, una figura emblematica di come oggi dovrebbe essere la mentalità di un calciatore...more

Per meriti sportivi, per una lunga militanza a servizio dei medesimi colori, per una carriera costellata da successi, per aver dato blasone a quella società, e anche perché il fato ha voluto prematuramente privarsi di una stella caduta senza preavviso. Questi ed altri i motivi per convincere una società che quel numero indossato non da un calciatore qualsiasi è giusto che venga oscurato, riposto in un cassetto, ritirato dalla numerazione classica perché divenuto il simbolo di un uomo, di uno stile, di un’annata, di un’epoca, di successi o più semplicemente di storie da raccontare, attraverso gioie e dolori, nella gloria e nel fango, anche al cospetto di un destino che ti priva di un ragazzo che lottava per quei colori (nel caso del compianto Morosini).

In questa carrellata d’immagini vedrete passare la storia di un calcio che ha saputo trovare in un gesto quel romanticismo che nel tempo si è allontanato da questo meraviglioso gioco, quando qualche decennio fa la maglia aveva un significato diverso, per l’occasione si coniò la frase “quella maglia ce l’ha cucita addosso“, come per dire che pur volendo, un determinato calciatore certi colori li ha dipinti sulla pelle a vita, anche quando il tempo sarà l’ignobile e spietato avversario invincibile e gli anni porteranno via quella stupenda esperienza che è il campo.

Abbiamo scelto gli esempi più rappresentativi per evidenziare il concetto che questo nuovo “promemoria” porta in auge rendendo “storico” un numero, che abbandona il concetto matematico per divenire il simbolo della gloria che rimarrà inviolato, perché nessun altro potrà, nel bene e nel male, cambiare la storia che quel numero ha vissuto in precedenza. Un gesto che aiuta la memoria storica, anche se “chi ama non dimentica…

Articolo modificato 19 Mag 2022 - 19:21

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Scritto da
redazione