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Non voglio Dzeko se quando atterra a Napoli si porta le dita sul naso. Di Jovetic fidanzato in casa della Juventus m’importa meno dell’ultima scoperta sul sistema linfatico del pidocchio nicaraguense.
Di Vucinic non ne parlo
, non apro bocca su chi considera Napoli un ripiego e una benda al sedere dopo il calcio del ben servito bianconero.

Che vadano a Torino, a Milano, a Crevalcore. Io giocherò la Champions con il buon Dumitru, il fedele Calaiò, l’arrugginito Donadel. E se anche dovessi perdere con 14 gol di scarto lo farò con il sorriso sulle labbra. Questi sono dalla mia parte, hanno scelto la ma città, l’hanno posta come coronamento di un percorso, sogno che si realizza.

Voglio diventare la barzelletta europea. Ma chi riderà non saprà che nel comico si cela la verità che loro non hanno il coraggio di dirsi.
Il Napoli deve essere un’anima, non un’accozzaglia di guerrieri mercenari. Il grande Machiavelli nel suo Principe ammoniva le città italiane di tenersi lontane dall’ingaggiare mercenari. Alla lunga avranno ragione quelle città le cui milizie sono pronte a dare la vita per difendere il proprio territorio. I mercenari non vedono Napoli come loro territorio, ma come banca transitoria da cui attingere, mammella generosa da cui poppare latte.

Ma poi crescono questi poppanti, cercano altre donne, altre banche.
E allora se ne vadano pure, sazi e ingrati, malgrado le loro frasi di circostanza riguardo l’affetto e il Napoli sempre nel cuore.

Fideleff, Calaiò, Dumitru, Vitale…mi tengo questi. Potete anche ridere, tanto questo è il mio intento. Ma ricordate che dietro il riso non ci sono le patate, ma verità ben più profonde.

Carlo Lettera
Riproduzione riservata

Articolo modificato 6 Lug 2013 - 15:20

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redazione