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  Comunque sia andata è stata una vittoria. Un bronzo sudato,sia per le tante energie umane spese a causa dei serrati ritmi di gioco, che per l’assiduità con la quale si tenevano i matches, permettendo appena,ai nostri nazionali, di rifiatare. Ma forse,non meritato, perchè ci si aspettava qualcosa di più.

Perchè si poteva auspicare a qualcosa in più, date le belle prestazioni, contro avversarie temibilissime, di cui l’Italia si è resa protagonista.

Ma resta comunque un grande risultato, che ha smosso le “acque torbide” di insuccessi e figuracce in cui la squadra di Prandelli navigava pericolosamente, riscattando così, con questo primo riconoscimento “di rispetto”, l’immagine del bel paese, ancora fucina di talenti e ancora patria del “bel calcio”.

E di talenti se ne sono visti e come. Vecchi o nuovi, saputi o scoperti, la “materia grigia” dell’Italia c’è ed è armoniosamente connessa ad un corpo che si muove alla perfezione.

Tra i tanti che sono riusciti a mettersi in mostra in Brasile, ritroviamo Christian Maggio. I climi torridi e umidi sudamericani, hanno finalmente evaporato tutta la negatività e l’ insicurezza che si trascinava dietro da troppo tempo, dimostrando che quel posto sulla fascia destra della Nazionale, è suo.

Inserito con più continuità da Prandelli, solo dopo l’infortunio di Abate, ha stupito tutti, e rincuorato i napoletani, per le ottime prestazioni.

Ha ritrovato una buona forma e la sua inconfondibile velocità, vestendo i panni di uomo-assist o di predatore da area di rigore. Attivo, sveglio, preciso nei passaggi, ha mostrato una sicura padronanza nella gestione della palla. Molto propositivo nelle fasi d’attacco, sacrificandosi anche tanto per la squadra. Insomma il Maggio che ha sempre incantato Napoli.

Formidabile è stato contro la Spagna, che ancora una volta si conferma bestia nera dell’Italia. Più volte la freccia azzurra si è avvicinata al goal. Ci ha provato in tutti i modi, di testa, dalla distanza, in velocità, ma niente, i pali, la traversa e le smanacciate di Casillas, si sono frapposti alla gioia di gonfiare la rete.

Ma anche senza goal, il terzino destro, ci ha messo del suo per portare l’ Italia sul podio.

Maggio ha tenuto alto il nome di Napoli. Inorgogliendo l’intera città che finalmente ha rivisto il Maggio che piace, che entusiasma e che elettrizza e diverte. Che con le unghie e con i denti ha combattutto contro la parte peggiore di se stesso, superando i momenti di crisi e di sconforto e dimostrando, a se stesso in primis, che è ancora un campione e un elemento essenziale per la Nazionale e per il Napoli.

Quindi, anche se al collo dei nazionali pende una medaglia di bronzo, quella di Maggio, per tutto quello che ha significato per il giocatore, pesa un pò di più e luccica d’oro.

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Alina De Stefano

 

 

 

 

Articolo modificato 3 Lug 2013 - 16:35

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Scritto da
redazione