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Comunque la si inquadri, la compagnia non è all’altezza. Genoa, Torino e Pescara sono le uniche formazioni che nelle ultime quattro giornate hanno preso più gol degli azzurri: formazioni rispettabili ma con ambizioni che non vanno oltre la salvezza e poco più. Desta sensazione, dunque, il diagramma del rendimento difensivo degli azzurri, 8 reti incassate dalla ventiseiesima giornata ad oggi, una media non proprio da seconda della classe.

Fa ancora più effetto, poi, se messo a confronto con la difesa del Milan che è imbattuto nelle ultime 4 gare con Abbiati che non subisce reti da 379’. Rispetto ai rossoneri (32 gol incassati, tre in più del Napoli) impressionano due dati: il primo, gli azzurri per ben 11 volte non hanno preso gol (il Milan nove volte) e che complessivamente la squadra di Allegri prende meno tiri di quella di Mazzarri (226 a 253).
Nonostante le crepe del mese di marzo, quello del Napoli resta comunque la seconda migliore difesa della serie A con 29 gol subiti. Un reparto che messo a confronto con gli ultimi Napoli dell’era Mazzarri comunque non sfigura: solo due anni fa, nella stagione della prima qualificazione in Champions League, dopo 30 giornate il Napoli aveva preso meno gol, ovvero 27. Dodici mesi fa, invece, alla stessa giornata, il Napoli aveva incassato 35 gol, ovvero sei in più, ed era la quarta retroguardia del campionato dietro Juve, Atalanta e Siena.

Fin qui i numeri. Il gioco di Mazzarri è bello e frenetico, fatto di partecipazione e avvolgimento. In questo sistema persino gli attaccanti spesso sono i primi difensori, dunque il discorso non riguarda solo la difesa. Eppure, qualcosa è successo nelle ultime quattro giornate, perché fino alla gara con la Juventus, la difesa con De Sanctis era una specie di caveau di banca.
Nella ultime 4 gare, quelle sotto esame, Mazzarri non ha mai schierato la stessa difesa a tre: con la Juventus, al San Paolo, in campo sono andati Campagnaro, Cannavaro e Britos. Poi, tra infortuni e squalifiche, sono iniziati i cambiamenti. Col Chievo, sette giorni dopo, una mezza rivoluzione: il capitano era squalificato e Britos si era rotto la mandibola in uno scontro fortuito con Inler. Il tecnico scese in campo con Rolando al centro e Campagnaro e Gamberini ai lati. Un disastro.
La domenica dopo arriva l’Atalanta: in campo Campagnaro, Cannavaro e Gamberini, perché Britos è ancora out. Altri due gol subiti. Con il Torino, l’odissea di Campagnaro costretto a giocare in Bolivia, a 3.600 metri d’altitudine, costringe Mazzarri a una linea a tre con Gamberini (al posto di Campagnaro sulla destra), Cannavaro e il rientro di Britos.
Con il Genoa, tranne altri contrattempi, il rientro di Campagnaro dovrebbe mettere a posto la meccanica del gioco difensivo. Mazzarri deve però recuperare in fretta l’anima della difesa, l’ultraconcentrazione.

Il Napoli che prepara lo sbarco nell’Europa che conta e che deve respingere l’assalto del Milan, deve ripartire dalla difesa. Questione di equilibri, tattici e psicologici. Sicuramente non una questione di uomini. La linea a tre è uno dei capolavori di Mazzarri, che nel 3-5-2 ha trovato il vestito perfetto per il suo gruppo. Ma per sognare la Champions, urge riprendere antica avarizia difensiva.

Fonte: Il Mattino

Articolo modificato 3 Apr 2013 - 09:09