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Esiste uno zoccolo duro, il cosiddetto gruppo dei «fedelissimi» «titolarissimi» , e poi una serie di calciatori di scorta chiamati in causa di volta in volta. Probabilmente proprio da quest’ultimi è venuta a mancare la spinta nei momenti più delicati. Un po’ come era successo nella passata stagione. Il Napoli ha sofferto i turn over in Europa League come in Coppa Italia, competizioni nelle quali l’eliminazione precoce si è ripercossa anche sul morale dell’intero spogliatoio. Il presunto potenziamento nei doppi ruoli, tra gli obiettivi primari del mercato estivo, si è rivelato tale sono in parte. La squadra è andata in affanno in quasi tutti i reparti. Ed a gennaio, pur rimediando attraverso cessioni ed acquisti, non c’è stato tempo per ricevere dai nuovi arrivati l’apporto sperato. Eppure, nonostante tutto, Mazzarri è riuscito ad ottimizzare al massimo l’organico a sua disposizione. La squadra ha viaggiato ad una media superiore a quella della scorsa stagione; ha saltato a piè pari la vicenda (e le assenze) legata a Cannavaro e Grava; è stato lanciato in orbita Lorenzo Insigne; ha mandato al record personale di reti in un solo campionato, Gokhan Inler (5); ha cooptato in un lampo, sia Behrami che Gamberini; ha consacrato Marek Hamsik nel ruolo di incursore; ed infine, ha consentito a Cavani, (escluso l’ultimo periodo) di schizzare in testa alla speciale graduatoria dei bomber. Bilancio più che positivo, pur se restano i rimpianti per una serie di occasioni mancate per fare agevolmente meglio. Ma ora dai ventidue si attende l’acuto finale: restare a ridosso della Juve in classifica e respingere l’assalto del Milan alla seconda poltrona.

Si confermano per costanza i soliti due: De Sanctis ed Hamsik che non sono mai mancati all’appello. Il portiere sta vivendo un momento particolare dal punto di vista psicologico ma si è rivelato una sicurezza per gran parte del campionato. Per minutaggio rimane il primo: 2610 minuti giocati. A ruota segue Hamsik che pur avendo accusato qualche pausa in zona gol ha collezionato 2568 minuti in 29 presenze. E poi, la grande sorpresa: stesse presenze anche per Lorenzo Insigne al suo primo campionato di A seppure con un minutaggio inferiore (1445′) e tredici gare da titolare.

Pur criticato dopo le ultime prestazioni, Gokhan Inler ha messo insieme ben 27 presenze pari a 1918 minuti giocati e cinque gol realizzati che rappresentano il suo tetto massimo mai raggiunto finora. Lo svizzero ha fatto coppia con il connazionale Behrami (una presenza in meno) che però è stato in campo più tempo (2076′). Osservando il minutaggio dei loro sostituti si nota come l’alternanza sia stata molto relativa: Dzemaili, 25 presenze di cui 15 subentrato dalla panchina per 1.183 minuti accumulati e Donadel, 4 presenze appena per un totale di 119 minuti giocato, meno di due partite intere.

Zuniga è stato costretto a cimentarsi di nuovo a sinistra per 25 gare, superando la soglia dei duemila minuti giocati (Dossena ceduto al Palermo a gennaio; Armero, invece, impiegato a singhiozzo, solo 7 presenze) mentre Maggio in campo per 23 partite, scavalcando anche lui la soglia dei 2 mila minuti. Relativo, invece, l’apporto di Mesto, solo 7 presenze, seppure sia stato autore di una buona prestazione a Genova. E sugli esterni, il Napoli è risultato meno incisivo dello scorso campionato.

E non era partito male Goran Pandev ma poi si è smarrito nella fase cruciale del torneo. Il macedone è stato titolare 18 volte ed altre 6 è subentrato dalla panchina. Appena 1560 minuti in campo e tre gol. Da lui il Napoli si aspetta molto di più sul rettilineo del campionato…

Fonte: Corriere dello Sport

Articolo modificato 23 Mar 2013 - 13:39

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Scritto da
redazione