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 Solo quando ci si sente ad un passo da un precipizio, ai bordi di un baratro o in bilico sulla franante bocca di un vulcano,si è portati a guardarsi indietro, ripercorrendo in rewind tutto quello che è stato. Tutti i passi fatti fino a quel momento, e le scelte prese. Si ragiona sulle possibilità scartate e mai vagliate e se, invece, le scelte fatte siano state frutto di ragionamenti frettolosi, sostenuti da certezze traballanti. Insomma un meccanismo di pensiero incoscio, che non lo si può controllare, dominare, frenare.

Il tifoso napoletano, si sa, per indole è malinconico e umorale. Si lascia balenare dalle emozioni, toccando il cielo e l’inferno nello stesso attimo. E nei momenti difficili rimugina su un percorso fatto. E cerca di capire che cosa è andato storto, che cosa è stato dimenticato e cosa doveva essere evitato. In certe situazione, però si rimugina un pò di più. Come in questo strano periodo che il Napoli sta vivendo. Sconfitto, per non dire dilaniato e distrutto nel  fisico e nella mente, dal Viktoria Plzen, dal quale incassa cinque goal tra andata e ritorno, giocandosi definitivamente il prosieguo in Europa League. Pe non parlare poi dei mediocri risultati in campionato,inutili per tentare un riaggancio stretto alla Juventus.

Così in questa fase critica, la mente si perde…. E se in campo ci fosse stato Lavezzi? …ora sarebbe troppo facile pensare positivo. E’ l’amarezza che scatena certe emozioni. O è la necessità di aggrapparsi a qualcosa, o a qualcuno per svincolarsi da imbarazzanti colpe.

Su una cosa però, siamo tutti d’accordo. Da quando il Pocho risiede, stabilmente nella terra della Tour Eiffel, manca quel costante “quid” in più nella squadra. Di buone prestazioni, quando la squadra splende nella migliore forma fisica e mentale, ci sono state. Per non parlare dell’ eredità tecnica dei singoli, che in alcuni casi,ha fatto la differenza. Ma qualcosa manca, qualcosa è andato via con il Pocho.

Quando la squadra sbanda, manca il trascinatore che getta scompiglio in difesa, aprendo utili varchi per azioni da goal. Quando il centro campo esaurisce le idee, manca la fantasia del Pocho che inventa la giocata per rimescolare le carte. Manca la sua velocità di pensiero, la capacità di creare da solo una mole di gioco gettando nel panico la difesa avversaria. Per non parlare delle sue potenzialità tecniche affinate nel quinquennio napoletano: la naturale semplicità nel saltare l’uomo, capace di vincere in velocità e nei duelli uno contro uno l’avversario. Nessuno poteva sostenere il passo del Pocho. Scartava l’avversario con eleganza rapida, unendo praticità e pragmatismo ad uno stile e una classe ineguagliabile. Arrivava sempre prima di tutti davanti rete. Mai aggressivo, riceveva i peggiori falli, molti dei quali mai sanzionati, perchè doveva convivere con la fuorviante fama di cascatore. E non era egoista. Dopo le estenuanti galoppate di 40-60 metri(bada bene, estenuenti per un comune mortale!)  era sempre ben disposto a cedere un prezioso pallone, impregnato del suo sudore, al compagno di squadra. Perchè il risultato lo fà la squadra, non il singolo.

E pure a pensarci bene, in queste partite sciupate troppo facilmente il Pocho è mancato. La sua anarchia calcistica sarebbe tornata utile nella sfide contro il Viktoria, avrebbe sicuramente rotto gli schemi e inventato qualcosa fino alla fine pur di vincere. E anche nelle saporifere prestazioni in campionato, il Pocho avrebbe destato tutti con un suo exploit calcistico di rara finezza.

Ma con i ma e con i se si costruiscono solo castelli di carta, fragili, leggeri e inconsistenti.

Il Pocho manca. Manca ai tifosi, manca a Napoli, manca in troppi momenti in campo.

Dirlo, però non cambierà le cose. Ormai Lavezzi e  Napoli viaggiono su due destini differenti e paralleli.

Però sognare non fa male, e ricordare a volte può aiutare a spronare in positivo.

Poi quello del Pocho…è sempre un piacevole ricordo.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Alina De Stefano

 

Articolo modificato 22 Feb 2013 - 18:42

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Scritto da
redazione