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Alibi di carta pesta, la verità sulla quale lavorare è un’altra

Poche chiacchiere, da parte i fronzoli e scuse costruite per le occasioni sprecate. Che l’Europa League non fosse l’obiettivo di questo Napoli lo si era capito già ad inizio stagione, quando il presidente, con fin troppa franchezza, aveva rigettato la qualificazione del Napoli e etichettato la manifestazione come “minore” e pertanto non valida a tal punto da smuovere un mercato fino ad allora abbastanza essenziale. Con l’avvento di Gennaio, e con l’arrivo di più uomini di quanti ce ne aspettavamo, d’improvviso s’era pensato che l’Europa di seconda fascia inizialmente snobbata potesse essere una via d’uscita comoda in caso di insuccessi in campionato. E allora giù ad acquistare i “vice” dei titolarissimi, coloro i quali avrebbero dovuto prendere parte alla cavalcata europea di un Napoli double face. Ma lo si sa dalla notte dei tempi (calcistici, si intende) che gli acquisti di Gennaio entrano in palla a Settembre, in vista della nuova stagione, e tanti meccanismi li si assorbe solamente dopo mesi di full immersion nelle tattiche del mister di turno.

E allora sembra rivedere quelle insicurezze che hanno caratterizzato alcuni frangenti di quest’era De Laurentiis, quando non era chiara la strada da percorrere e tanti erano perplessi, chiedendosi quale fosse la vera natura di questa squadra, eterna promessa o matura realtà pronta per vincere qualcosa d’importante? Ai margini di una cocente sconfitta contro una squadra sì in palla, nuova probabile stella del panorama europeo, riposata e con la mente sgombra, ma pur sempre figlia di un calcio relegato in una fascia inferiore rispetto a quello medio-europeo in cui, si spera, il Napoli ne faccia almeno parte, senza azzardare che sia una delle squadre che lo esprima meglio negli ultimi tempi, si arriva ad una conclusione scontata quanto allarmante, e cioè che questa squadra debba ancora passare per una maturazione che è solamente mentale a questo punto, considerando che si sente ancora dire che il doppio impegno campionato-coppa sia estenuante e che logori i giocatori e le loro labili menti.

No, non ci ancoriamo ancora a questi ingranaggi pericolosi, sono decenni che il calcio vive di rose ampie, 25-30 giocatori per volta, due o più squadre costruite con più uomini per reparto, e discutere ancora sui soliti luoghi comuni induce ad un’amara riflessione, il non riuscire a riconoscere che non si è ancora stati capaci di forgiare l’aspetto psicologico, per intenderci quella concentrazione che altri non si fanno mancare, poiché dapprima nei corridoi della società si respira quella tensione atta a calare gli uomini del proprio staff e i giocatori tutti in un contesto ai limiti della spiritualità, che annulla tutto ciò che accade all’esterno e delimita i margini di un gruppo di lavoro che ha ben chiaro che deve far bene, e che l’obiettivo è lì, a portata di mano. Mentre noi parliamo di occasioni sprecate, errori sotto porta, campo malconcio, probabili fuorigioco, per carità ineluttabili verità e tutte situazioni certamente condizionanti, altri si accorgono come questa squadra sia ancora vulnerabile e priva di quel carattere che fa di una squadra brillante un gruppo di uomini maturi all’idea della vittoria. Già, quel pensiero della vittoria che oggi fa paura e che frena le menti giovani dei protagonisti in maglia azzurra.

E’ ora di fare il passo fondamentale, è tempo di raggiungere la mentalità che conduce dritto alla capacità di saper vincere, è il momento giusto per maturare anche nei meandri degli uffici di Castelvolturno e della Filmauro, dove dirigenti e staff preparano le gare e discutono con i protagonisti, eccolo l’attimo fuggente da bloccare subito, come un’istantanea, per analizzare per bene quali sono questi maledetti limiti che condizionano la squadra nei momenti clou della stagione, quando lo “sprint da vittoria” è necessario come l’acqua nel deserto. Insomma, c’è assoluto bisogno che qualcuno indichi ai ragazzi che vincerle tutte, o almeno provare a farlo, ma sul serio, con il giusto approccio alla gara, senza regalare nulla agli avversari, è possibile, poiché i mezzi ci sono, gli uomini pure, basta solo abbracciare l’ideologia che il Napoli può essere un team vincente. Si può fare!

Articolo modificato 16 Feb 2013 - 12:00

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Scritto da
redazione