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Chi dei due? Il talento macedone, quello dai piedi sopraffini e dalla classe immensa o il funambolo di Frattamaggiore, dai piedi ottimi e dalla corsa instancabile?

Non c’è gruppo di tifosi che non di divida su questa scelta. Alcuni ritengono giusto far giocare Pandev, l’uomo dell’esperienza, del tocco magico e del passaggio “illuminato”; altri intervengono in difesa della napoletaneità, sostenendo la continuità di Lorenzo, la sua presenza costante nel gioco, la sua generosità cavanesca.
Certo le ultime prestazioni di Goran hanno evidenziato una certa stanchezza, una brillantezza venuta meno e una malinconia delle giocate che aumenta ad ogni gol mancato e ad ogni giocata strozzata.

Lorenzo ha i numeri che gli danno ragione, e i numeri hanno il torto e il pregio di non saper pensare, di voler dire sempre la verità, anche se parziale. Quattro gol, subentrando spesso dalla panchina, Lorenzo; due gol, giocando spesso da titolare, Pandev. Questi i numeri freddi, quelli che non hanno cuore e non sanno coltivare le sfumature.

Per la scienza matematica Insigne dovrebbe giocare dal primo minuto. Ma il calcio non è una scienza, anche se alcuni, vecchi allenatori ormai in pensione, avanzano la certezza contraria. Il calcio e il contributo di un giocatore sono sottoposti a infiniti varianti, a giochi di specchi e a impalpabili sottigliezze.

Pandev deve giocare perchè quando gioca ci regala l’attesa di un prodigio. Quando la sfera decide di accompagnarsi ai suoi piedi allora in maniera spontanea il cuore del tifoso crede fermamente a un’invenzione, a qualcosa che non sia ordinario. Il passaggio a Cavani per il primo sigillo ai lupacchiotti, la fisica annientata nel rigore guadagnato contro il Siena. E’ questo tipo di eventi che spinge il tifoso a sostenere la candidatura del partito macedone.

Ma dei due nomi che si contendono l’urna la mano dell’elettore Mazzarri può prenderne solo uno. Ma si sa, i regimi politici hanno il privilegio delle alternanze. E in questo caso le alternative sono portatrici di programmi calcistici entrambi vincenti.

Carlo Lettera
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redazione