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Aveva 35 anni, Philip O’ Donnell, quando, il 29 dicembre 2007, ha disputato l’ultima partita della sua vita.

Calciatore scozzese, ruolo centrocampista, la cui carriera è iniziata brillantemente, negli anni ’90, con la maglia del Motherwell, allorquando pressapoco 18 enne vinse la Coppa di Scozia, segnando anche un gol nella finale.

Sulla scia di quel successo, conobbe anche l’emozione e il visibilio della Nazionale, seppur convocato una sporadica volta.

Nel 1994, il Celtic lo pagò 1,75 milioni di sterline, versando così nelle casse del Motherwell la cifra più alta mai percepita dal club per la cessione di un calciatore.

Il suo esordio al Partick Thistle fu esaltante, poiché si rese autore di una doppietta e nel 1995 vince la seconda Scottish Cup della sua carriera, ma nel 1998 il suo contributo alla conquista del campionato è fortemente limitato da diversi, sciagurati infortuni.

Inoltre, Philip entra in conflitto con l’allora presidente Fergus McCann per la questione correlate al rinnovo contrattuale e decide di cambiare aria trasferendosi in Inghilterra allo Sheffield Wedndesday .

L’impatto con il calcio inglese è deludente, O’ Donnell gioca poche partite e il suo rendimento non è stimato essere all’altezza delle aspettative.

Così, lasciato libero alla scadenza del suo contratto nel 2003, il calciatore opta per il ritorno alle origini, tornando al Motherwell, la squadra che lo aveva lanciato, diventandone capitano.

Per 3 anni ha onorato quella maglia, fino all’ultimo respiro, nel vero senso del termine.

La sua carriera e la sua vita, si sono tragicamente concluse insieme, allorquando nel pomeriggio del 29 dicembre di 5 anni fa, durante la partita Motherwell – Dundee Utd, O’ Donnell collassa in campo dopo aver segnato un gol .

Viene quindi sostituito e trasportato in ospedale, ma muore durante il tragitto, alle 17:18, lasciando a piangerne la scomparsa la moglie ed i suoi 4 figli.

L’autopsia rivelò, poi, che a determinarne il decesso fu un problema cardiaco.

Philip O’ Donnell, un Piermario Morosini d’oltralpe, la cui passione per il calcio è stata tradita dal suo stesso cuore che ha smesso di battere troppo precocemente.

“Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri.”

Disse Leone Tolstoi.

Gli eroi che hanno affondato le loro radici nel rettangolo verde, teatro dello sport più bello e seguito del mondo, l’immortalità l’hanno conquistata sul campo.

Luciana Esposito

Riproduzione Riservata

Articolo modificato 29 Dic 2012 - 18:00

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Scritto da
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