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Napoli aspetta ancora un altro Diego; il mondo del calcio prova l’ebbrezza di illudersi di poter accostare ad altri l’eredità pesantissima di Maradona..

Perché  di eredità si tratta: Diego Maradona ha lasciato, come calciatore, una traccia indelebile che oscura qualsiasi altra prodezza; se cerchiamo il suo nome è facile trovarne le gesta, i natali in una terra difficile, il riscatto, l’uscita dal contesto della poverissima Villa Fiorito.. Ma, da quella piccola zona di mondo, in cui Diego è nato e cresciuto e da cui ha iniziato i suoi primi passi, sono venuti fuori anche i familiari.

Diego è un universo a parte, una stella intorno a cui gravitano tutte le persone che hanno avuto un ruolo nella sua vita; li rende comparse prive di una propria autonomia.

Quando si parla di Maradona si parla di Diego e questa verità ha il suono di una sentenza: è il paradosso che unisce i parenti di Maradona; hanno una qualche visibilità e attenzione, da parte dei media, grazie a questo legame ma, di contro, non hanno la possibilità di vivere la propria vita pubblica, e sotto certi aspetti quella privata, se non all’ombra del talento di Diego.

E’ una dolce prigionia, una oscurità luminosa, una tragedia che non ha il diritto di essere chiamata tale; io stesso, nel definire questa situazione “tragica”, sento un brivido che mi percorre la schiena: cosa c’è di crudele, in un mondo che non ti regala niente, nel riuscire ad avere una parte anche solo di riflesso? Eppure è una condizione vissuta silenziosamente e qualunque silenzio forzato è, o può diventare, un disagio.

Se, nell’intimità del tuo mondo privato, ti guardi allo specchio e vedi un’ombra dietro di te, se esci di casa e vieni riconosciuto, ma le persone non ti guardano negli occhi (e cercano al di là della tua figura); giorno dopo giorno, nel profondo, senti germogliare qualcosa che non ti appartiene: l’intrusione dell’altro; un parente troppo grande che ti apre e ti chiude le porte, che ti dona e ti prende, che ti eleva e ti affossa.. Tutto allo stesso tempo.

Ricordo ancora quando, il 21 gennaio 2008, con la maglia del Venafro, in Serie D, Maradona Jr (il figlio avuto dalla relazione con Cristiana Sinagra) segnò, del tutto casualmente, un gol, per l’appunto, “alla Maradona” e fu alzato un terrificante, quanto ingiustificato, polverone.

Questo è solo un esempio di cosa significa essere parenti del Pibe: passi all’onore delle cronache ma negli occhi di chi ti osanna non c’è il campo di Serie D ma, piuttosto, luoghi della memoria illustri e poco pertinenti come lo Stadio Azteca.

Una sensazione che ha provato anche Hugo Maradona, fratello di Diego, che, alle prese con la sua esperienza di direttore tecnico  alla Mariano Keller (il fratello di Diego è, precisamente, uno degli istruttori all’interno dello staff), una delle scuole calcio più rinomate della città, ha fatto parlare di sé attraverso i maggiori organi di stampa; non in ultimo si può trovare, in rete, una video-intervista (datata 28 novembre 2012), esclusiva sky sport, in cui viene chiesto a Hugo, in modo diretto, se il fratello tornerà a Napoli e se potrà mai vestire i panni di allenatore. A questa domanda risponde che spera che si possano risolvere i problemi che Diego ha in Italia e possa venire; ma bisogna essere rispettosi dell’attuale allenatore, dei giocatori e della società.

Articolo di Gianmarco Cerotto

Per quanto concerne i riferimenti alla video-intervista FONTE: sky sport

Articolo modificato 1 Dic 2012 - 05:09

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Scritto da
redazione