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E’ accaduto ciò che non t’aspetti. Dopo tanta grazia, si resta con un palmo di naso al cospetto di un coriaceo Bologna, meritevole del punto e forse anche di qualcosa in più. Colpa di un Napoli distratto e in preda a manie d’onnipotenza, con un gioco macchinoso, gestito con troppa sufficienza e prosopopea. A Pioli è bastato bloccare le fasce laterali e convergere il gioco al centro, dove il duo Mudingay-Morleo, con Perezcane da guardia“, non ha avuto grosse difficoltà a contenere i leggerini protagonisti azzurri, Hamsilk e Inler, irretiti nella gabbia e sprovvisti di adrenalina, autori di un giro palla lento e abulico, facendo spesso perdere l’attimo fuggente, utile per mettere il Bologna alle strette. L’emblema della gara è stata la prova di Maggio, puntualmente chiuso, confuso nella manovra, distratto e senza idee. Senza contare che è il principale colpevole sulla rete dei felsinei, non consentendo la buona riuscita della tattica del fuorigioco. Pessima anche la prova di Campagnaro, altro elemento privo di quella verve agonistica che lo ha sempre contraddistinto. Anche Dossena si è perso in un gioco risaputo e scarno di incisività, con cross sempre ribatutti, in corner nelle migliori delle ipotesi. Sarebbe servito un uomo con l’estro accentuato, in grado di saltare l’uomo, di puntare la porta. Forse è l’unica mossa che rinfacceremmo a Mazzarri, poichè con Zuniga in campo probabilmente la lancetta della pericolosità si sarebbe spostata di un bel pò. Altro assente ingiustificato è stato il Matador, lontano dalla manovra e più preoccupato a impostare la fase d’attacco che a finalizzarla. Tant’è che Pandev ha sofferto la mancanza di un partner in grado di sfruttare l’uno-due, uno dei punti di forza del macedone. Ed invece Cavani si è smarrito in un gioco che non gli è consono, memore dell’assenza del Pocho, che forse avrebbe consentito all’uruguagio di rilassarsi nel gioco che gli si confà, e cioè la fase conclusiva che tanto è latitata ieri sera. Almeno mette in rete il rigore, dimostrando una certa freddezza dal dischetto. Proprio Pandev è stata forse l’unica nota positiva della serata, nonostante si sia sacrificato nella costruzione, andando a prender palla a centrocampo, è stato l’uomo più pericoloso del Napoli, riuscendo spesso nei dribbling , portandosi ai limiti dell’area del Bologna dove la cattiva vena di Hamsik ha completato la sterilità degli attacchi azzurri. Lo stesso dicasi per Gargano, in grado di sobbaccarsi la fase passiva, con recuperi e chiusure prodigiose, e allo stesso tempo autore di ripartenze utili al cambio di passo. Di certo è lui l’uomo di cui al momento il Napoli non può fare a meno. Intendiamoci, il gioco per fortuna c’è e s’è visto anche ieri sera, per più di venti minuti il Napoli ha schiacciato i felsinei nella propria area di rigore, peccando in fase conclusiva e perdendo il filo proprio quando l’ultimo pasaggio avrebbe consentito qualche palla gol più nitida.  Si ha la sensazione che questa squadra pecchi di incisività quando si tratta di spiccare il volo, quando c’è bisogno di continuità e la concentrazione non deve assolutamente mancare. Non dev’essere un alibi la partita di Coppa Italia di giovedì contro il Cesena, oppure l’assenza del Pocho, poichè oggi la squadra di Mazzarri è troppo matura per nascondersi dietro alle causali appena descritte. Certo è che rimangono alcuni limiti strutturali, come la cattiveria agonistica, in grado di determinare un risultato, e, di pari passo, la mancanza di un leader carismatico capace di dettare i tempi e dare la giusta scossa alla squadra. E necessario analizzare per bene le fasi di gioco di ieri, poichè è emerso palesemente che gli azzurri soffrono di amnesie che regalano minuti agli avversari,  cosicchè il tempo residuo risulta sempre troppo breve per tentare l’impresa. Nulla è perduto per fortuna, siamo ancora ad una gara dalla fine del girone d’andata. Abbiamo ancora i margini per recuperare lucidità e vigore agonistico, quest’ultimo sempre presente nelle doti caratteriali del Napoli. Bisogna intensificare l’aspetto psichico della squadra, lavorando sulla concentrazione e sulla finalità dell’obiettivo, che non può essere che puntare sempre alla conquista dei tre punti. Considerando che la classifica ha avuto una brusca frenata, guadagnare terreno a partire dalla trasferta di domenica contro il Siena, significherebbe concretizzare e superare lo scotto del pareggio, deludente sotto il piano del morale. Ma è pur sempre un punto, e la possibilità di rifarsi è dietro l’angolo. Perso un treno, il prossimo arriverà…basta farsi trovare e non mancare l’appuntamento. Prossima fermata Siena, quindi, signori in carrozza, il treno Champions questa volta non aspetterà più.

Articolo modificato 17 Gen 2012 - 10:43

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Scritto da
redazione