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“Penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu…”: Domenico Modugno quando scrisse il testo di questa canzone sicuramente non s’immaginava che un giorno, precisamente il 7 dicembre 2011, il Napoli avrebbe potuto utilizzarlo come eventuale sostituto del suo inno ufficiale.

Infatti, quello che sta vivendo la città in queste ore, sembra essere davvero un sogno, ma non lo è: gli azzurri hanno passato il turno. Detta così può sembrare cosa da niente. Questa vittoria, invece, è una grande impresa, ha un buon sapore. Il suo gusto è dolce, inebriante e terribilmente gratificante soprattutto perché all’inizio di quest’avventura in pochi avrebbero scommesso sull’arrivo del Napoli agli ottavi.

“… Poi d’improvviso venivo dal vento rapito. E incominciavo a volare nel cielo infinito …” e più che rapiti dal vento ci si sente sospesi su una nuvola, persi a contemplare le gioie di queste gesta eroiche. Ci si sente come Davide che sconfigge Golia. Come un bambino che sfidando l’incredulità degli adulti riesce a far volare un aquilone senza alcun aiuto.

“… E volavo, volavo felice più in alto del sole e ancora più su … Una musica dolce suonava soltanto per me …” e la musica in questo caso non è composta da note musicali, ma dal batticuore di migliaia di tifosi che hanno assistito con le lacrime agli occhi a qualcosa che va oltre la semplice vittoria calcistica.

Una terra mal considerata che, mai come in questo momento, si sta riscattando agli occhi del mondo: questo è il Napoli. Questa è Napoli.

 

Francesca Forte

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Articolo modificato 8 Dic 2011 - 01:55

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