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Cds Bruno Giordano: “Marchetti e De Sanctis i simboli. Hernanes il pericolo”

Parla alla Redazione de “Il Corriere dello Sport” il doppio ex di Napoli e Lazio Bruno Giordano come si svolgerà il match tra l’undici di Mazzarri e quello di Reja.

Giordano, stavolta andiamo oltre la nostalgia…
“Ed è meglio per tutti, anche per me: altrimenti va a finire che avverto il peso degli anni”.

Giochiamo Napoli-Lazio, da (vecchio) centravanti e da allenatore.
“Giocarla – ma in campo – sarebbe divertente. Viverla dalla panchina sarebbe più stressante. Però varrebbe la pena”.

La partita la deve (la dovrebbe) fare il Napoli.
“Glielo impongono il fattore campo, la presenza e la spinta dei sessantamila e il lieve ritardo in classifica. Però tanto il Napoli quanto la Lazio preferiscono agire a campo aperto. Non ci sarà tatticismo, comunque”.

La immagini un po’…
“Il Napoli parte sparato, cerca il ritmo, il giro-palla. Ha centrocampisti che sanno imporre la propria velocità, sia in mezzo che sugli esterni. Reja sa molte cose dei suoi avversari”.

Qua e là, superiorità sparsa.
“Dipende soprattutto dalla Lazio, dal suo schieramento: nel cuore della sfida, potrebbe avere l’uomo in più. Altrove, rischia di soffrire. Ma siamo al cospetto di tecnici preparatissimi, che proveranno a togliere qualsiasi vantaggio all’avversario e tenteranno di produrne per sé”.

Scelga i simboli di questo match.
“Marchetti e De Sanctis su chiunque. Ci sono attaccanti di spessore internazionale, giocatori capaci di risolvere da soli la partita. E anche sulla trequarti, c’è chi ha piede nobile e senso del gol. Toccherà ai portieri il ruolo di protagonista: Marchetti sta tornando ai suoi livelli, l’anno di inattività è alle spalle. ma De Sanctis da due stagioni sta facendo vedere cose incredibili, un valore aggiunto”.

C’è dell’altro, però…
“Lavezzi e Klose, attaccanti ma in modo diverso. Dell’argentino sono innamorato, perché non ha paura, perché ti punta, viene all’uno contro uno, ti lascia sul posto. E’ uno splendido cavallo di razza che infiamma la gente e trascina la squadra. L’altro sarebbe stato, Klose, che non concede nulla, nei sedici metri: se pure non gli lasci un metro, se lo trova. E poi è punto di riferimento nella manovra per i compagni, ma sfugge al controllo altrui. Ma sta male, dunque, diventa un rimpianto”.

Le schegge impazzite…?
“Hernanes turberà il sonno del Napoli, perché è complicato intuirne gli spostamenti. Immagino che sarà Gargano a togliergli l’aria, ad andarlo a prendere sulla prima giocata”.

Lazio senza Dias…
“Dunque priva di un giocatore d’esperienza, il vero leader difensivo. Un’assenza che pesa, perché la personalità non si acquisisce da un momento all’altro. E senza Klose i problemi per Reja diventano due, perché siamo dinnanzi a calciatori di autorevolezza”.

Ledesma-Inler, luci al san Paolo…
“Due modi diversi della gestione della palla e del gioco. Difficile si incrocino, ovviamente; ma sarà un piacere osservarne la lettura della manovra”.

La variabile della serata.
“Cissè largo incuriosisce e desta preoccupazione. Va nella zona di competenza di Aronica, che ha passo ed è rapido di pensiero. Sfida di contenuto fisico, ma non solo. Ma senza Klose può darsi faccia la prima punta: e dunque diventa un problema principalmente di Cannavaro”.

L’ultima volta fini 4-3.
“E pure domani ci sarà da divertirsi. L’ultima Lazio è diventata assai cinica, ha accorciato le distanze tra reparti; il Napoli segna sempre e con uomini che spuntano da qualsiasi parte dell’arco offensivo. Per questo io continuo a pensare che Marchetti e De Sanctis finiranno per fare gli straordinari”.

C’è uno che somiglia a Giordano?
“Mi pare di no, anche se in Klose un po’ mi rivedo. Però siamo sostanzialmente diversi”.

E’ una sfida scudetto, secondo lei?
“Sicuramente. Siamo di fronte a due club che sono cresciuti progettualmente, c’è continuità tecnica, c’è volontà di migliorarsi e ci sono calciatori di indiscutibile talento. La classifica sta penalizzando leggermente il Napoli, ma la stagione è lunga. Entrambe lotteranno sino alla fine…”.

Il pericolo per Mazzarri e Reja?
“Purtroppo, l’Europa. Giocare ogni tre-quattro giorni toglie energie fisiche e anche nervose, è un impegno gravoso. E’ un paradosso, ma è la realtà: fossero fuori, come la Juventus, ne avrebbero benefici. Ma capisco il richiamo, so in termini di prestigio quanto sia elettrizzante far bella figura al cospetto di grandi club”.

Cosa se ne fa, domani sera?
“Non posso perdermi una partita del genere e vederla in televisione non è la stessa cosa. Sono al san Paolo, mi tocca”.

Fonte: Corriere dello Sport

Articolo modificato 18 Nov 2011 - 09:44