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Dura la vita di chi ama farsi in quattro per il prossimo. Gli elogi arrivano a ripetizione, ma poi si diventa involontariamente prigionieri del proprio operato, vittime di etichette, e al primo accenno di flessione fisiologica nascono critiche ingrate che cancellano in modo frettoloso il passato. Si fa presto a mettere in discussione qualcuno, e in questo avvio di stagione ci sono state persone che hanno avuto il barbaro coraggio di farlo nei confronti di uno come Edinson Cavani. Un uomo, un professionista, un padre.

DUE ANNI AL MASSIMO – Se si mette in testa qualcosa, la fa e basta. Edinson voleva la ribalta internazionale con l’Uruguay e ci è riuscito (quarto posto ai Mondiali 2010 e Coppa America nel 2011); voleva diventare un bomber prolifico e ci è riuscito (33 gol in una sola stagione); voleva una piazza che gli ricordasse il Sudamerica e l’ha ottenuta (Napoli). In questo vortice di fatica e sudore Cavani non ha mai indietreggiato nascondendosi dietro le lamentele che alcuni calciatori viziati adoperano a mo’ di bandiera. Ma il logorio, parcheggiato dietro l’angolo con un oscuro sogghigno, ha deciso di saltar fuori costringendo Cavani a una inesorabile quanto dovuta pausa. Uno stop che ha riportato il Matador sulla Terra, con uno score dignitoso (6 gol tra campionato e Champions) e qualche malignità ingiustificata sul groppone da chi, forse, assiste esclusivamente a partite di PlayStation.

APPLAUSI PER EDY- Prima della sfida tra Italia e Uruguay i complimenti per Cavani sono arrivati da un estremo all’altro. Prandelli lo ha definito il massimo che un allenatore possa avere a disposizione, mentre Tabarez lo ritiene indispensabile per tutte le fasi di gioco. Lo spirito di sacrificio è il marchio principe dell’attaccante uruguayano, e la voglia di proseguire la sua ascesa disintegra qualsiasi tipo di dfficoltà personale ed esterna. Al celeste non rinuncerà mai, così come all’azzurro Napoli diventato parte integrante del proprio essere. Ricaricate le batterie dopo una sosta sorprendentemente lunga, Cavani sa che è giunta l’ora di tornare a gonfiare la rete per riaccendere i sogni di una tifoseria intera e relegare in secondo piano le chiacchiere da bar, positive o negative che siano. Il primo sigillo potrebbe arrivare già contro Balotelli e soci, e sarebbe un inizio niente male per affrontare al 100% il ciclo terribile che delinierà il futuro del club partenopeo.

Giorgio Longobardi

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Articolo modificato 15 Nov 2011 - 15:20

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