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E’ un anno, un anno esatto, che al San Paolo non riesce più a buttarla dentro. Un’astinenza che sembra una maledizione, un sortilegio, una magia maligna e quasi quasi se ne sta convincendo pure lui, Ezequiel Lavezzi. Il Pocho. Proprio così, il re del dribbling, l’interprete d’un calcio sempre sfrontato, irriverente, divertente non si diverte più perché, soprattutto quando gioca in casa, non fa più il verso a nessun portiere. L’ultimo fu Abbiati. Un colpo da prestigiatore: un pallonetto impossibile e beffardo che diede al Napoli l’illusione di riaprire una partita già segnata. Napoli-Milan, 25 ottobre del 2010.

TORMENTO – Cosicché, quel gol che non arriva, anzi, che non torna, è diventato il suo tormento. Ma ora basta. Sì, basta. «Dopo Cagliari c’è in giro un po’ di delusione, lo capisco. Ma ecco l’occasione per rifarci. Arriva l’Udinese e sono fiducioso» , racconta agli amici del web l’ultimo poeta azzurro del pallone, che s’è scocciato d’andare in bianco da dodici mesi davanti alla sua gente. E allora ecco l’idea: festeggiare, sì, ma a modo suo questo incredibile e fastidioso primo “compleanno” senza gol. E poi, non sarebbe ancor più divertente, oltre che gratificante, segnare proprio a quella che – numeri alla mano – è oggi la più blindata difesa d’Italia e anche d’Europa, allenata per giunta da quel Guidolin che fu il suo primo maestro di calcio italiano quando arrivò al Genoa e con il Genoa s’allenò solo per un’estate? Certo che sarebbe divertente. Ma soprattutto sarebbe una liberazione per Lavezzi, diviso tra il tormento per la sua storia di calciatore triste e l’amarezza per non riuscire a portar via la squadra dal grigiore degli ultimi risultati in campionato. Perché Lavezzi sa bene che il Napoli conta molto su di lui. Sa bene d’essere per il tifo azzurro il “figlio” prediletto, quello al quale si perdona tutto perché poi in campo è generoso. Ma il Pocho sa pure che adesso, da sola, la generosità non basta più.

GRANDE ATTESA – Che il Napoli ora, in queste settimane di svolta in campionato e in Champions, ha bisogno anche della sua velocità, dei suoi guizzi, dei suoi ultimi passaggi e, perché no, anche dei suoi gol. Storia, questa dei gol, che sta dividendo la Napoli del calcio: da una parte coloro che ritengono Lavezzi un bomber vero; dall’altra coloro per i quali il Pocho è un bomberino perché è soprattutto, una straordinaria ala da corsa e da suggerimento. E per questo, è anche il calciatore del quale il Napoli, questo Napoli, ora non può fare a meno. Ecco, questa la forza e anche la contraddizione di Lavezzi, del quale è complicato trovare un sosia in questo calcio. Però facendo un salto indietro un “padre” , un antenato forse c’è. Per come s’ingobbisce e si “dondola” correndo, per quella sua capacità di volare col pallone al piede, per il senso della velocità che ha, per i molti assist e i pochi gol che fa, infatti, il Pocho ricorda Jair. Jair da Costa, la freccia nera dell’Inter. Un campione al servizio della squadra e del divertimento della gente. Uno che ha vinto e vinto bene (quattro scudetti e due Coppe dei Campioni) con Mazzola e Corso, con Suarez e con Helenio Herrera allenatore. Proprio come vorrebbe vincere Lavezzi. Intanto, però, il Pocho s’accontenterebbe anche di molto meno. Magari solo di un gol. Magari stasera.

Fonte: Corriere dello Sport

Articolo modificato 26 Ott 2011 - 15:16

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Scritto da
redazione