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Napoli: la favola che non smetteresti mai di raccontare

C’era una volta … un brasiliano, un argentino e un italiano. Erano tutti azzurri e vivevano nei pressi di quella costa del Sud Italia, dove pare che una sirena di nome Parthenope andò a morire, dopo aver ricevuto il rifiuto di Ulisse.  I tre uomini erano molto conosciuti da quelle parti – e non solo – e in loro onore ogni domenica, nei pressi di un luogo chiamato San Paolo,  si udivano cori e applausi. “… Uè Carè, Carè tira la bomba, tira la bomba … ” e il brasiliano la tirava; “ … Maradona è meglio ‘e Pelè, c’hamme fatto ‘o mazzo tanto pe l’avè … “ e l’argentino partiva all’attacco. Ma non erano in guerra con nessuno. Giocavano a calcio. E facevano tremare i cuori dei tifosi. I tre uomini azzurri formarono, infatti, una Ma.Gi.Ca chance che permise alla squadra e alla città di riscattarsi agli occhi del mondo.

Come ben sappiamo, però, la storia si ripete. Sempre. Oggi la stessa favola potremmo raccontarla con un inizio diverso e cambiare la nazionalità dei tre protagonisti, ma il senso resterebbe lo stesso. I cori un po’ diversi, ma gli applausi della stessa intensità. E anche il tremare e il ritmo dei cuori dei tifosi ad ogni tocco che compie il piede nell’incrociare la sfera bianca. Uguale. I tre uomini azzurri, oggi, formano una chance come allora. L’unica differenza è che il loro acronimo può avere la sonorità di una parola orientale Ha.Ca.La, ad esempio, ma il loro ruolo nella compagine e nella mente dei sostenitori ha la stessa importanza che può avere Dio per un qualsiasi fedele. E credetemi, il paragone non nasce per  essere blasfemo.

Francesca Forte

Articolo modificato 18 Ott 2011 - 17:56