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Su “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, di Manuel Vàsquez Montalbàn

Edito da Feltrinelli

 

“Da qualche parte avrebbero pur portato la loro miseria, forse nell’hinterland, dove la città perde il suo nome e non è più responsabile dei suoi disastri.”

Quando la città somiglia a un grande stadio in rifacimento, il pubblico in subbuglio è un popolo che si affolla ai margini dell’attesa che la restaurazione porti grazie e glorie senza precedenti. È la Barcellona del dopo franchismo, èla Barcellona dei lavori in vista delle Olimpiadi, è una Barcellona mai vista prima. Manuel Vàsquez Montalbàn racconta le indagini condotte da Pepe Carvalho, un anziano investigatore privato che dovrà scoprire l’identità di un maniaco, dai modi criptici e raffinati, che minaccia l’incolumità di Jack Mortimer, il centravanti della squadra più rappresentativa di Barcellona.

L’esperienza franchista di Montalbàn emerge in tutta il traumatico e latente chiaroscuro della vicenda. Senza però aggredire le nostalgie per un passato che una nuova Spagna vuole estirpare, ma senza neanche imporre al lettore una chissà quale nuova prospettiva politica alternativa alla dittatura precedente, l’autore racconta i timori e i vizi di un detective, riproducendogli dentro una Barcellona dall’anima doppia. Prostitute, drogati, puttanieri e alcolisti, sono il rovescio di una medaglia non ancora assegnata da competizione alcuna.

Carvalho, prima di analizzare gli elementi utili alle indagini, è costretto ad addentrarsi in mezzo alle curiose gesta, maldestre e picaresche, ermetiche e misteriose, della sua donna Charo – anche lei dai comportamenti abbastanza “discutibili” – dei suoi strambi collaboratori e di Marta, una ragazzina pronta a offrirsi a chiunque pur di speculare sul suo destino di giovane prostituta. L’inchiesta di Pepe Carvalho, che a volte s’imbatte nei modi spiccioli e sbrigativi di una nostalgica polizia spagnola, conduce il fiuto dell’investigatore allo smarrimento tra la posa glaciale del Soccer professionistico e il ghigno rabbioso del calcio di provincia, affollato da calciatori falliti – uno dei protagonisti è Palacìn, calciatore dapprima noto alle cronache sportive internazionali e poi finito in una squadra di bassa categoria – e pochi fuoriclasse che non hanno avuto buona sorte in un mondo dove agli atleti occorre la stessa protezione dovuta a una prostituta d’alto bordo.

La vanità decadente del commissario Contreras, o di Alfons Camps O’Shea, affarista ed esperto di pubbliche relazioni, e la paradossale seraficità della preoccupazione dei dirigenti azulgrana, stima la subdola atmosfera di una Barcellona che da una parte cede ai nuovi proclami capitalistici e dall’altra conserva latenti malinconie legate a un passato recente che ancora sopravvive, non si sa bene se tra le miserie nascoste della città oppure nei disavanzi del nuovo sviluppo edilizio.

La fitta selva che cresce nell’animo, apparentemente imperturbabile, del protagonista, si riproduce nelle strade e nei sentieri che Pepe è costretto a percorrere in quella Barcellona infestata da una nuova miseria, un gigante nascostosi sotto terra per tutta la durata della dittatura franchista, ma poi sorto tra le braccia del capitalismo che aprirà all’Europa le porte di un nuovo millennio, che promette giorni ancora più freddi di quelli trascorsi al buio di un regime, e pronto a insinuare, come una nebbia infetta, le regole di un nuovo mercato tra i vicoli di una grande città, modello per quelle future, in un’adesione generale al nuovo della Storia che forse non ha saputo fare i conti col vecchio.

Le avventure di Montalbàn ruotano spesso attorno al pallone, un pallone che diventa polo magnetico per le logiche ambigue e spietate del football industriale e l’ironica pigrizia dei personaggi che, avendo vissuto tempi diversi, sognano risultanze politiche e civili ben più ampie di un semplice risanamento industriale o edilizio, che di fatto trascura i margini della metropoli diretta, durante le notti più buie, all’amputazione di se stessa.

Ben altri auspici animarono i sogni e le intenzioni della Resistenza anti-franchista, il ribellismo catalano e la guerra civile. Il  futbòl di Montalbàn è un sistema di forze e debolezze, del quale facciamo tutti parte, calciatori e mecenati, assassini e investigatori. Calcio e politica, calcio e costume, calcio e danaro, calcio e vita privata. Ancora una volta la letteratura si serve di una disciplina sportiva universale per sottolineare quanto essa sia un elemento chimico dell’esistenza e di molte delle sue dubbie spiegazioni.

“Perché l’imbrunire è la tarda ora in cui scendono i bioritmi dell’entusiasmo” ammonisce la lettera minatoria indirizzata ai dirigenti del Barcellona. Chissà che il centravanti non sia la rivelazione di quel sistema di forze e debolezze. Meglio eliminarlo, onde evitare che continui a segnare e a segnare, convincendo le folle che il motivo del cambiamento delle cose è solo perché in fondo si spera che vadano meglio.

sebastiano di paolo, alias elio goka

Articolo modificato 4 Ott 2011 - 12:03

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