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Spesso tutti gli appassionati del calcio europeo, per star dietro alla perfezione del Barca di Guardiola, alle provocazioni di Mourinho e al destino degli allenatori italiani all’estero, si dimenticano di colui che è, senza dubbio, il vero re del calcio mondiale: Sir Alex Ferguson. Bocciato da ragazzo sia alle elementari che all’high school, decide subito che il calcio deve essere la sua vita, prima come calciatore, poi come allenatore. Stimato da tutti gli addetti ai lavori, amato da tutti i suoi calciatori, è da sempre considerato uno dei simboli di tutto il Regno Unito. Da 25 anni è seduto sulla panchina dei “Red Devils”, dando vita ad un ciclo di vittorie che ha portato nelle vetrine dell’Old Trafford ben 35 trofei vinti a livello internazionale, che, oltre alla riconoscenza dei tifosi, gli hanno portato la stima anche della regina Elisabetta che il 20 luglio del 1999 lo nomina “Sir”. Oggi sono passati 24 anni, 3 mesi e 11 giorni dall’inizio dell’incarico allo United per lo scozzese, essendo così il terzo allenatore di sempre per permanenza sulla panchina di uno stesso club, dietro solo a David Calderhead per 26 anni su quella del Chelsea e all’irraggiungibile Guy Roux per addirittura 44 su quella dell’Auxerre. Classico carattere scozzese, riservato, lavora dedicandosi al calcio per 10 ore al giorno, cura ogni aspetto del suo club, dagli acquisti alla preparazione atletica, fino ad arrivare ai rinnovi contrattuali con i giocatori, non eccentrico come Mourinho, non bello come Guardiala, non simpatico come Ancelotti, è lui l’allenatore più vincente della storia del calcio. Fa strano, a questo punto, che ormai già da 2-3 non si inserisca lo United fra le pretendenti alla Champions con un fenomeno del genere in panchina. Venduto Beckham, venduto Ronaldo, venduto Tevez, sembrava sempre che lui e la sua squadra avessero finito il loro ciclo vittorioso, la loro storia. Ma ogni volta Ferguson riesce a dare linfa vitale nuova ai suoi giocatori. I ragazzi che allena per lui non sono delle macchine perfette di cui bisogna potenziare il fisico, non sono degli atleti con cui tenere un rapporto distaccato, ma sono uomini di cui lui, prima di ogni altra cosa, vuole conoscere la mente, la personalità. Se Paul Scholes a 36 anni e Ryan Giggs a 37 riescono ancora a fare la differenza sul terreno di gioco, gran parte del merito è del loro allenatore. “Roo is back and CR is gone”, Rooney è tornato e Cristiano Ronaldo dimenticato, intonava l’Old Trafford sabato nel derby col City, e se nel Manchester United rispuntano fenomeni, oltre che sulla panchina, anche in campo come Rooney, Nani e Berbatov, allora, amanti del calcio europeo, per la lotta alla Champions occhio allo United e al suo allenatore.

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Scritto da
redazione