Il Napoli sta attraversando un’annata maledetta. Non è solo una questione di risultati, di occasioni sbagliate o di scelte tattiche discutibili: è qualcosa di più profondo, di quasi patologico. Gli infortuni hanno decimato la rosa di Antonio Conte in maniera sistematica e impietosa, creando una vera e propria emergenza che va oltre il semplice danno sportivo. Con lo stop di Juan Jesus, gli azzurri hanno raggiunto la soglia psicologicamente insostenibile di 40 forfait dall’inizio della stagione. Una cifra che fa tremare le fondamenta dell’intero progetto.
Il disastro sanitario azzurro
Non si tratta di sfortuna. Non più. Quando a novembre parli di malasorte, a dicembre di coincidenze, a gennaio cominci a porti delle domande. A marzo, con quattro decimi della stagione completati e tutta questa sequenza di problemi muscolari, articolari, di varia natura, non puoi ignorare l’evidenza: qualcosa nel progetto atletico, nella preparazione, nella gestione dei carichi di lavoro, non sta funzionando.

Juan Jesus è solo l’ultimo della serie. Il difensore brasiliano dovrebbe saltare la sfida contro il Lecce. Ma dietro di lui c’è una montagna di giocatori fermi ai box. Giovani e veterani, pilastri del progetto e comparse. Nessuno è stato risparmiato da questa maledizione. E mentre i partenopei si ritrovano con gli effettivi decimati, la domanda sorge spontanea: fino a quando ancora?
Una stagione compromessa a causa della fragilità fisica
Il paradosso è amaro: gli azzurri hanno un allenatore vinto come Conte, hanno risorse economiche importanti, hanno qualità tecnica diffusa nella rosa. Eppure si ritrovano paralizzati dalla fragilità del loro corpo collettivo. È come avere una Ferrari con le gomme a pezzi: non conta quanto bella sia la macchina se non puoi farla correre.
La stagione è ormai compromessa per l’ambizioso progetto che si era immaginato a inizio anno. Certo, gli azzurri lottano ancora per i primi posti, ma questi 40 infortuni rappresentano la perdita di tante opportunità, di tante partite che avrebbero potuto essere giocate con gli effettivi al completo, con schemi rodati, con una continuità che la medicina sportiva contemporanea non è riuscita a garantire.
Quando riparte la ricostruzione? Quando il progetto atletico sarà messo effettivamente in discussione? De Laurentiis ha il dovere di alzare la voce. Il silenzio ha fatto il suo tempo.