Come giocherà il Napoli con il rientro degli infortunati? A DAZN, Ciro Ferrara ed Emanuele Giaccherini hanno provato a rispondere ipotizzando la futura formazione degli azzurri di Antonio Conte. Due visioni diverse, ma con un denominatore comune: De Bruyne al centro del progetto offensivo. Un tema caldo che accende il dibattito nel mondo azzurro, perché dalle scelte tattiche dipenderà il rilancio della stagione partenopea.
La formazione di Giaccherini: il coraggio di non rinunciare ad Alisson
Emanuele Giaccherini ha optato per una disposizione con Meret in porta, Beukema, Buongiorno e Juan Jesus in difesa. Sulle fasce Politano e Spinazzola, mentre a centrocampo sceglie Anguissa e McTominay. In attacco, la sorpresa: De Bruyne e Alisson Santos a supporto di Hojlund.
La motivazione dell’ex calciatore è interessante: “Ho fatto una scelta forte perché a mio avviso io non voglio rinunciare ad Alisson Santos. Io non faccio l’allenatore del Napoli ma faccio il commentatore e l’opinionista. Non voglio rinunciare al brasiliano perché a mio avviso è un giocatore come se ne vedono pochi nelle squadre”.
Una visione offensiva, quasi spregiudicata, che mette da parte le geometrie di Lobotka o Gilmour pur di conservare la qualità e la pericolosità di Alisson nella zona nevralgica del campo.
La soluzione di Ferrara: Lobotka fulcro della mediana
Ciro Ferrara sceglie invece Milinkovic-Savic tra i pali, Juan Jesus, Buongiorno e Olivera in difesa. Sulle corsie laterali ancora Politano e Spinazzola, ma la vera differenza emerge in mezzo: Lobotka e Anguissa, con De Bruyne e McTominay sulla trequarti e Hojlund punta.
“C’è da dire che noi prendiamo quelli che sono i giocatori che stanno rientrando tra poco. Più lunghi saranno gli infortuni di Rrahmani e Di Lorenzo, per questo abbiamo scelto giocatori che in condizioni normali non giocherebbero come Olivera”.
L’ex difensore sottolinea come la scelta di McTominay e De Bruyne sia dettata dalla loro capacità di lettura di gioco, ma non esclude varianti offensive:
Su Lobotka il giudizio è perentorio:
“Su Lobotka ero quasi certo che Conte parte da quell’uomo lì in mezzo al campo”.
Una visione che predilige l’equilibrio e la costruzione dal basso rispetto alla spinta offensiva.
De Bruyne: il punto di convergenza tattico
Entrambi gli opinionisti concordano su un aspetto fondamentale: De Bruyne deve essere il trequartista di riferimento della squadra. Il belga rappresenta quel valore aggiunto che può fare la differenza nelle gare decisive. La sua qualità nel palleggio e nella verticalizzazione è ritenuta essenziale per il rilancio degli azzurri.
Le due proposte divergono soprattutto sulla mediana. Se Giaccherini accetta il rischio di giocare con una struttura più leggera in mezzo, Ferrara ritiene fondamentale avere un costruttore puro come Lobotka. Una differenza di filosofia tattica che rispecchia due visioni del calcio moderno: quella romantica e offensiva contro quella più pragmatica e strutturata.