Il giornalista Carlo Alvino, di nota fede partenopea, ha intrapreso un excursus approfondito e minuzioso sulla situazione arbitrale in Italia, ancora oggetto di numerose critiche e polemiche per i sempre più frequenti errori sul terreno di gioco ma anche fuori, in sala VAR. In particolare, ha sottolineato la disparità di trattamento tra club, prendendo come esempio due superpotenze degli ultimi anni come Napoli e Inter, avvantaggiati o svantaggiati dal trattamento del massimo organo arbitrale.
Bordata di Alvino all’AIA: “Disparità di trattamento tra Napoli e Inter”
Il campionato di Serie A pare essere piuttosto indirizzato in favoore dell’Inter, estremamente vicina alla vittoria del titolo. Tuttavia, le decisioni arbitrali hanno fatto discutere e non poco nel corso di questa stagione e Carlo Alvino evidenzia l’atteggiamento avuto dall’AIA nei confronti dell’Inter:
“Emerge in modo lampante una differenza di potere dalla disparità di trattamento tra Napoli e Inter nel rapporto con le designazioni, e questo chiama in causa direttamente Rocchi e l’AIA. Dopo il caso Inter–Roma della scorsa stagione, Michel Fabbri, di fatto, sparisce dall’orbita nerazzurra e tornerà a dirigere l’Inter solo domenica: quando la dirigenza nerazzurra alza il livello dello scontro con dichiarazioni come quelle recenti di Marotta (secondo cui lo scudetto si sarebbe perso anche per quella decisione) accendono ancora di più i riflettori”.

Ben diversa, invece, è la situazione del Napoli a sua detta:
“Al Napoli, invece, succede spesso l’opposto: nonostante errori certificati e discussi, arbitri e varisti come Di Paolo, Marini, Colombo, Di Bello, Chiffi, Doveri, Aureliano, Gariglio e altri continuano a essere sistematicamente designati sia come arbitri di campo sia al VAR, con una continuità che stride con l’attenzione riservata ad altri casi”.
L’accusa a Rocchi: “Criteri da far valere allo stesso modo!”
La forte protesta di Carlo Alvino è proseguita in maniera ancora più tagliente nei confronti dell’AIA, Associazione Italiana Arbitri, e del designatore arbitrale Rocchi. In particolare, stando all’accusa, mancano criteri omogenei e utilizzati ugualmente da tutti. Qui le dichiarazioni di Alvino:
“Qui il punto non è il tifo, ma la credibilità: perché se esistono criteri di opportunità, tutela e serenità ambientale, devono valere per tutti allo stesso modo. Se invece si attivano in modo selettivo allora il messaggio che passa è che non tutte le società pesano allo stesso modo e la “premura” di Rocchi è più sensibile dove il potere è maggiore”.