shinystat spazio napoli calcio news FOTO ESCLUSIVA - L'odio non si esaurisce, vergognosa scritta sui muri del Giulio Cesare di Roma

FOTO ESCLUSIVA – L’odio non si esaurisce, vergognosa scritta sui muri del Giulio Cesare di Roma


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“Si vis pacem, para bellum”. Se vuoi la pace, prepara la guerra. Peccato che in questo caso si parli di calcio. Di violenza applicata al calcio. Che come concetto è anche più assurdo. Si è tanto parlato di lanciare messaggi distensivi per far si che tra le tifoserie di Napoli e Roma tornasse, se non il sereno, almeno un rapporto che potesse consentire a entrambe le fazioni di poter guardare insieme la partita allo stadio. Ma dopo quel maledetto 3 maggio cui è seguito la morte di Ciro Esposito, tutto questo sembra sempre più lontano.

A nulla sono valse, nel tempo, le parole della mamma di Ciro, Antonella Leardi, improntate a una pace da trovare il prima possibile. Purtroppo c’è ancora qualcuno che non la pensa così; subito dopo la finale di Coppa Italia, parte della tifoseria romanista prese addirittura le difese di Daniele De Santis, indagato per la morte del ragazzo napoletano. A loro volta, gli ultras della curva B, proprio durante Napoli-Roma di un mese fa, esposero un eloquente striscione: “Ogni parola è vana. Se occasione ci sarà, non avremo pietà”. E quelli giallorossi la domenica dopo ironizzarono: “Se occasione ci sarà, annateve a lavà”. Altro che pace. Il problema, da non sottovalutare, è che l’odio si sta propagando. Come se da un lato e dall’altro si debba ancora consumare la vera battaglia. E’ di ieri la scritta apparsa su un muro del Liceo Classico Giulio Cesare (sì, quello della canzone di Venditti) di Roma, che recita così: “Daniele De Santis uno di noi, Napoli merda”. Spazionapoli.it, per dovere di cronaca, vi offre la foto in esclusiva. Con la speranza che presto quella scritta venga cancellata. Perchè davvero, e qui ci rivolgiamo sia ai tifosi azzurri che a quelli giallorossi, di questa guerra, che ha già causato tanto dolore, non se ne può più.

Si ringraziano per la foto Mauro Di Donna e Manlio Altomare