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Il silenzio che fa rumore


Senza nerbo. Insipida. Che sa lasciarti un senso di incompiutezza. Una domenica senza calcio, una domenica senza Napoli, è come un albero a foglie caduche che smarrisce la sua chioma nel cuore della primavera. E la primavera azzurra stranamente coincideva con le idi di ottobre. Splendente e pacatamente frizzante, il graduale riassestamento della truppa di Benitez ha almeno donato un pizzico di speranza ad una stagione improvvisamente già parsa sull’orlo del crepuscolo.

La settimana di sosta ha anestetizzato gli animi in attesa di ulteriori conferme. Così, nel mutismo di questi classici weekend privi di mordente, non possono non assumere risonanza le parole di Marek Hamsik e di Jose Callejon. Il capitano dopo la doppietta inflitta alla Bielorussia con la maglia della sua Slovacchia, “Calleti” dalle frequenze spagnole di radio OndaCero hanno rilanciato timidi segnali di battaglia: il Napoli non molla la lotta per lo scudetto. A chiare lettere, senza peraltro aver alzato il gomito a quanto sembra. Promesse scottanti, soprattutto in una piazza che sta dimostrando a suon di pugni tutta la sua sete di successi.

Ora, oggettivamente, il gruppo azzurro è alle prese con troppe amnesie e contraddizioni per essere anche solo preparato ad una lotta di così alto rango. E un corridore in convalescenza, da un giorno all’altro, non può competere alle Olimpiadi di atletica. I due fuoriclasse partenopei lo sanno bene. Ma sanno anche che, al netto di lacune tecniche attualmente incolmabili al cospetto di Juventus e Roma, lo stato mentale della squadra post-Bilbao ha influito pesantemente sullo scarso rendimento di inizio campionato. Le loro dichiarazioni hanno suscitato non pochi mugugni, gli sbalzi umorali dalle nostre parti già mietono fin troppe vittime. Ma l’obiettivo è preciso: dimostrare di andare in campo per vincere ogni gara e non precludersi alcun traguardo. Ecco, dimostrare. Perchè le parole sono sculture di cristallo di seconda mano. Tra l’altro Hamsik e Callejon, tra i più disastrosi fino ad un mese fa, godono di credito illimitato da parte dei propri tifosi, meritato o immeritato che sia. Immaginate se avesse parlato così Insigne per poi steccare il match immediatamente successivo? Cosa sarebbe piovuto sulle spalle di Lorenzino? Ma qui finiamo per essere retorici, con la solita storia del campo minato per il profeta in patria. Mah, punti di vista.

Silenzio frantumato, dicevamo, con colpi ad effetto semmai inattesi. Riscaldano però un’atmosfera all’apparenza sonnolenta. In realtà misteriosa. Ammantata da altri silenzi, meschini e assordanti. De Laurentiis continua a pianificare viaggi in America e sembra trascurare il suo giocattolino in azzurro. Il Napoli sta risalendo la china senza poter contare su schiaffi e carezze del suo padre padrone. Mai era accaduto prima. E nelle fitte trame di questo suo inspiegabile distacco si intrufolano le voci di un mancato accordo con Benitez sul rinnovo contrattuale se non addirittura di un’avvenuta cessione del club a sceicchi pronti ad investire dal Qatar. Magari è tutto infondato, una strategia mal riuscita di incastrare pezzi di un puzzle troppo incompleto. Magari no. Ristoro e certezze possono provenire solo dalla sua voce.

Domenica sera si è di scena a San Siro contro l’Inter. I tanti intrecci sono profumate spezie che ingolosiscono questi 90′. Quale miglior occasione per il patron, tornare ad esserci e consegnarci le proprie riflessioni. Almeno capiremo se il matrimonio con Benitez è in crisi e chi dei due coniugi è meno soddisfatto. Quanto metaforico sarebbe avere chiarezza nella serata in cui si affronta Walter Mazzarri, un uomo che con malcelati silenzi e ripetute incoerenze ha condannato sè stesso nella sua esperienza alle pendici del Vesuvio.

La trasparenza paga sempre. Chi tace, per antonomasia, acconsente. Alle verità e ai soprusi. Nella buona e nella cattiva sorte.

Ivan De Vita

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