shinystat spazio napoli calcio news #VediNapoliepoiRoma - Oreste: "Deve rientrare tutto nell'ambito del tifo. Tra Roma e Napoli non c'è in ballo onore e storia"

#VediNapoliepoiRoma – Oreste: “Deve rientrare tutto nell’ambito del tifo. Tra Roma e Napoli non c’è in ballo onore e storia”


Vedi Napoli e poi Roma, l’iniziativa che abbraccia due città. Pregne di storia, e di passione: “Napoli e Roma sono figlie di due civiltà che hanno insegnato civiltà. Resta inaccettabile che, invece, da qualche tempo, si partorisce odio e razzismo. Cose che non hanno nulla a che fare con la passione sportiva per la tua squadra del cuore, e ritrovarsi in un contesto nel quale si può vivere insieme la gioia della partita”. A parlare, ai microfoni di Club Napoli All News, in onda su Teleclubitalia, è Francesco Paolo Oreste, scrittore e tifoso napoletano, che insieme ad Andrea Gioia, cantautore romano, ed a Stefano Zazzera, videomaker, è uno degli ideatori di questa iniziativa che abbraccia due popolazioni e due tifoserie, altrettanto calorose e passionali.

L’INTENTO – “Vogliamo, io e Andrea, riattivare un circolo: dopo aver visto Napoli non si muore, si vede tutto il resto del bello che c’è in Italia, e non possiamo non amare una città pregna di storia come Roma. Nel calcio c’è stato un gemellaggio, una passione vissuta insieme: noi, napoletani e romani, siamo entrambi una popolazione molto passionale. Essa può eccedere in manifestazioni fuori luogo, che poco hanno a che fare con lo spirito sportivo: evitando di entrare nel merito, lo scopo di questa iniziativa resta quello di ristabilire la normalità di chi ha voglia di esprimersi senza odio. E’ purtroppo evidente che si stia marciando su una specie di sofferenza da parte dei napoletani: al di là della sociologia, quel che dev’essere ricondotto sui giusti binari è il senso della partecipazione ad una manifestazione sportiva. Nel linguaggio dei media, nello stile di scrittura che si usa su internet. Siamo solo tifosi, non c’è in gioco l’onore e la storia di una città. Non ne sentiamo proprio la necessità di odiarsi a causa di una partita di pallone. Questo è un ambito in cui ci si prende in giro e ci si può anche mandare a quel paese, ma nulla ha a che fare con odio o razzismo. Fortunatamente sia dalla stampa che dai social la nostra iniziativa sta riscontrando buoni proseliti”.