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DeLa, Napoli ha ancora bisogno di te… anche dopo questo mercato!


Chi ama girare per i bar di Napoli, in questi giorni, sta notando una particolare voglia di essere conquistati da parte di un popolo che non ha mai messo piede nella città partenopea, se non per pochi giorni. “Vogliamo lo sceicco, a casa il pappone” è la frase più pronunciata davanti ad un buon caffè e con la compagnia degli amici di sempre. Dopo dieci anni, insomma, il popolo azzurro pare già essersi stancato del suo presidente, anche se come sappiamo, le discussioni – soprattutto quelle calcistiche – sono sempre influenzate dal momento specifico e non sono mai oggettive. 

L’ultimo calciomercato condotto da Bigon è come se avesse quasi offeso tutti i tifosi. Quelli più guerriglieri hanno iniziato a mugugnare già dalla partenza del ritiro di Dimaro, altri se ne sono aggiunti dopo l’eliminazione in Champions League per colpa dell’Athletic Bilbao, ma ora proprio tutti puntano il dito contro De Laurentiis, reo di non aver dato alla squadra quel qualcosa in più. Ma la domanda che sorge spontanea è: De Laurentiis serve ancora al Napoli? La risposta è: assolutamente si!

Se portiamo lo sguardo un poco distante dall’ombra del Vesuvio, vediamo che le squadre rivali non navigano certamente nell’oro e tutte le formazioni di Serie A, da due anni a questa parte, fanno più attenzione ai bilanci che alla resa della propria formazione. Avere in dote una società di calcio è diventato ora un problema e non è più un lusso, come poteva esserlo negli anni ’90 dei Moratti, Berlusconi e Agnelli. Le spese che seguono l’andamento di una stagione sono molteplici e costosissime e rendono sempre più dura la vita agli investitori. Inoltre, non c’è più quella voglia di andarci a perdere per mera questione personale. I risultati contano fino ad un certo punto, basta che a giugno il conto non sia in rosso.

Spese folli quest’anno sono state fatte soltanto dalla Roma degli americani, e tutto ciò potrebbe essere un arma a doppio taglio nel caso Garcia non rispettasse le ambizioni del popolo giallorosso. Le altre 19 squadre di A hanno cercato l’equilibrio perfetto tra le entrate e le uscite. Il Milan ha acquistato soltanto a parametro 0, l’Inter ha dovuto vendere molto e la Juventus ha cercato le occasioni migliori senza trovare però il fuoriclasse che voleva Allegri. Il vero problema del Napoli sul mercato sono state le tante mancate cessioni e il poco guadagno che è arrivato da queste. Sono andati via in molti, ma a Castel Volturno sono arrivati soltanto 13 milioni di euro. Pochissimi soldi per imbastirci una campagna acquisti in entrata.

L’eliminazione in Champions, con la conseguente perdita di 20 / 25 milioni, ha completato il quadro. Per questo motivo, gli azzurri non hanno potuto investire tanto e per tale ragione non sono arrivati alla corte di Benitez due campioni come Mascherano e Fellaini. Il presidente De Laurentiis in tutto questo ha delle colpe. Se il Napoli vuole diventare un top club non può ancora fare ragionamenti su diritti d’immagine e deve sicuramente aumentare il bacino per il monte ingaggi, ma chiedere ad un investitore di andare a perdere soldi per finanziare una campagna acquisti è, al giorno d’oggi, pura follia.

L’unica alternativa, sarebbe quindi come ripetuto nei bar, quella dello sceicco. Ma anche in questo caso, il gioco non vale la candela. E’ semplice vedere gli esempi del Psg e del Manchester City, che da piccole sono diventate mostruosità del calcio continentale. E’ un po’ più complicato osservare i casi del Malaga e del Monaco, che nel giro di un anno hanno chiuso i battenti e sono tornate in condizioni peggiori rispetto a prima. Detto questo, Napoli ha ancora bisogno di De Laurentiis. E non solo per il semplice discorso che in dieci anni, la squadra è salita dalla C alla Champions. Gli azzurri hanno bisogno del presidente perché nel panorama italiano non c’è nessun altro in grado di garantire continuità di risultati e di vittorie. Poi per ottenere qualcosa di più, è ovvio che sia necessario un cambio di rotta, un crack. Ma il crack non è il punto forte di nessun investitore…

Gennaro Sgambati

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