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Sin Huevos non si va da nessuna parte


Altro che Mascherano. La partita di ieri sera nella Cattedrale del San Memés ha confermato che siamo una squadra sin huevos. Senza identità, senza resistenza, senza forza fisica e mentale. Il gol del capitano ad inizio secondo tempo era il regalo più bello ad un Napoli ancora brutto e piuttosto guardingo. Il tocco del campione, la fortuna dei vincitori, che pur giocando male, alla fine, la spuntano. E invece no.

Siamo stati in grado di gettare al vento in meno di mezz’ora un’intera stagione passata a rincorrere il terzo posto. Forse è questo il primo, grande fallimento dell’era Benitez – De Laurentiis. E’ vero, il presidente è stato colpevolmente troppo attendista sul mercato, ma l’allenatore spagnolo non ha saputo trasmettere ai suoi lo spirito giusto per affrontare nel migliore dei modi la sfida in terra basca.

Al contrario, sono stati proprio i baschi a riprendersi dallo choc del gol di Hamsik, dilagando nel gioco e nel risultato. Insomma, eravamo a un passo dal coronamento di una stagione, e abbiamo fallito clamorosamente.

Ciò che brucia, però, è la consapevolezza di non essere la squadra vista in queste due partite di Champions. Siamo di più, e lo sappiamo. Ma dobbiamo dimostrarlo. E dobbiamo dimostrare, soprattutto, di avere carattere, identità, spirito di sacrificio e di squadra. Perché non ci rassegniamo all’idea di un gruppo raffinato e ingestibile, in cui pochi singoli emergono e risolvono le partite.

Era il 57esimo ieri al San Memés quando l’Athletic ha effettuato il cambio che ha risolto la partita. Lo stadio era un inferno che gridava e spingeva la squadra. Loro, quella partita, l’hanno vinta in quel momento. Perché se è vero che erano inferiori a noi dal punto di vista tecnico, è pur vero che i ragazzi baschi hanno dato l’anima in campo. Ci hanno creduto fino alla fine.

E alla fine, al di là di accuse al presidente, al di là di un mercato deludente, al di là della sfortuna, in fondo, in campo, ci vanno i giocatori. E quello che conta, spesso, è il carattere. Non chiediamo di più.

Raffaele Nappi