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Una serata decisa dagli episodi, ma Napoli ed il Napoli vogliono la Champions…


Quel che resta di una sera d’agosto in un San Paolo pieno e voglioso di Champions è il grido mozzato, la gioia a metà di una serata da ricordare e da scordare, nella coppa delle contraddizioni. Meritiamo di esserci, come non mai, nel più prestigioso torneo europeo. Eppure l’organizzazione basca ha colpito ancora.

Nel calcio, come si sa ampiamente, è un piccolo dettaglio a fare la differenza. Quello stesso dettaglio che ha convito il volenteroso (e fischiato) Lorenzo Insigne a calciare al volo il suggerimento di Jorginho, un volta trovatosi da solo davanti al portiere avversario. Quello stesso dettaglio che ha spinto il veloce (e impreciso) Callejon ad aspettare fino all’ultimo istante possibile prima di calciare verso la porta la palla del 2-1 azzurro, che è terminata inspiegabilmente fuori. Quello stesso dettaglio che ha spinto il portiere basco ad una parata clamorosa (clamorosa) sul Pipita, a mano aperta, in controtempo.

Insomma, i baschi ci sono, e noi pure. La sensazione che il secondo tempo ci ha fornito è che siamo superiori. Avessimo messo solo una delle 5 palle gol nitide che ci sono capitate tra i piedi questa sera e staremmo discutendo di un risultato diverso, di una storia diversa. Quel che resta è la coreografia da brividi che ha fatto tremare lo stadio, ed è arrivata fino in cielo. Quel che resta è la rabbia di Higuain, che se ne va senza parlare e senza rispondere alle domande di Alciato. Quel che resta è la consapevolezza di giocarsi una bella fetta della stagione, lì a Bilbao, dove nessuna italiana ha mai vinto. D’altronde siamo il Napoli. Qualcuno, prima o poi, dovrà pure cambiare la Storia.

Raffaele Nappi