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Lavezzi e Cavani, il passato torna al San Paolo


Due calciatori acclamati dal San Paolo, un pubblico esigente al massimo ma che, dopo aver ammirato le prodezze del più grande, ha comunque saputo amarli ed elogiarli. Due calciatori che con Napoli sono cresciuti e sono diventati due campioni, due calciatori che alla fine si sono lasciati alle spalle le dolci emozioni vissute all’ombra del Vesuvio per cercare fortuna altrove. Questa è la storia di Lavezzi e Cavani che, a distanza di un anno, si sono trasferiti entrambi alla corte dello sceicco Al-Khelaifi al Psg, conquistati dai tanti soldi, dalla voglia di avere una vita più tranquilla (cosa impossibile a Napoli) e dal desiderio di essere i protagonisti in un club che ha grandi ambizioni. Il loro addio non è stato semplice da digerire per i tifosi napoletani, che tanto li hanno amati. Erano diventati due idoli, due figure davvero importanti alle quali il pubblico del San Paolo si aggrappava ogni domenica. Erano loro il simbolo del Napoli, simbolo crollato quando prima Lavezzi e poi Cavani hanno deciso che la loro avventura nella città partenopea poteva dirsi conclusa.

Lavezzi. El Pocho ha avuto un rapporto un po’ tormentato con la società azzurra e in particolare con il presidente De Laurentis. Il comportamento dell’argentino, abituato a divertirsi andando a volte sopra le righe e superando i limiti, ha spesso portato alla nascita di piccoli casi che volevano l’attaccante lontano da Napoli. Lavezzi però è rimasto, tra alti e bassi, per ben 5 anni all’ombra del Vesuvio, facendo ricredere tutti coloro i quali non avevano avuto fiducia in lui e stupendo il mondo con le sue improvvise accelerazioni e le sue finte che in qualche modo riuscivano a pareggiare la sua scarsa non perfetta vena realizzativa. Il suo sorriso poi ha incantato i napoletani che hanno visto in lui uno scugnizzo metà argentino e metà partenopeo.

Cavani. La storia di Cavani invece è diversa. L’uruguayano è arrivato a Napoli come giocatore già affermato, anche se l’Italia non si era ancora davvero resa conto del grande potenziale del ragazzo proveniente da Salto. In tre stagioni con la maglia azzurra ha segnato tanti, tantissimi gol che hanno consentito al Napoli di arrivare in Champions e di giocarsela alla grande in Europa. Ha letteralmente fattto impazzire il pubblico partenopeo che ormai si affidava sempre a lui nelle partite più difficili, l’unico in grado di trascinare la squadra e di segnare il gol, quello decisivo.

Napoli. Per tutti i giocatori arrivare a Napoli è un qualcosa di diverso rispetto agli altri trasferimenti, perché questa piazza regala emozioni indescrivibili. Che si è il portiere di riserva o l’idolo delle curve, tutti i calciatori vengono travolti da un amore grande, che rende il calcio ancora più spettacolare. Il troppo amore però ha in qualche modo allontanato questi due calciatori che si sentivano in gabbia in quella che per un periodo è stata la loro casa. I tifosi non sono riusciti a spiegarsi il perchè del loro addio, ma poi hanno capito che nel calcio non conta quanto amore si dà ai calciatori, quante attenzioni si riservano a persone che svolgono semplicemente un lavoro nel quale ogni città va bene se il club offre ciò che loro desiderano.

Il ritorno. Domani finalmente, Lavezzi e Cavani metteranno di nuovo piede al San Paolo, lo stadio che per un po’ di tempo è stato il loro tempio e nel quale hanno dato vita a grandi magie e fatto provare grandi emozioni. Quando metteranno piede sul campo sembrerà che il tempo non sia mai passato e che quei due calciatori non se ne siano mai andati. Ma poi, guardando le magliette, diverse rispetto a quelle del Napoli, tutti ritorneranno alla realtà e si ricorderanno che quei due scugnizzi ormai non più napoletani, sono andati via già da un po’ dalla città partenopea. Fischi o applausi li attenderanno, perchè la ferita nel cuore dei tifosi napoletani è ancora aperta. Qualcuno li odierà, altri lì ameranno, ma nonostante ciò, tutti si ricorderanno comunque dei magnifici anni in cui loro hanno fatto parte del Napoli e rimarranno per sempre nel cuore di tutti i tifosi partenopei, perché il calcio è un lavoro ma è anche vita.