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Emanuele Calaiò, l’arciere dal cuore azzurro


È il 6′ del primo tempo di Napoli-Lecce, ultima giornata in casa per gli azzurri. È il 3 giugno del 2007. Erminio Rullo, un ex, riconquista palla sulla fascia sinistra dopo un contrasto con Diarra, avanza e mette un cross, a prima vista alto. Emanuele Calaiò, impatta di testa. La palla tocca la traversa e va in rete. Minuto 6 e 33 secondi, il Napoli è in vantaggio.

Dicono che chi ama non dimentica. Dicono che bisogna sempre ricordarsi da dove si viene, da dove si è partiti. L’omaggio, allora, va ad Emanuele Calaiò, il bomber, quello che è tornato dopo 8 anni in azzurro. E pare stia andando via, verso Catania, questa volta per sempre. L’omaggio è per un giocatore che ha deciso di scendere di categoria il 10 gennaio 2005, per passare dal Pescara alla maglia azzurra del Napoli. Erano i tempi della serie C. Si soffriva, e non poco.

Emanuele Calaiò è stato il primo idolo della rinascita. Quello che ci ha fatto sognare, per primo. 118 presenze e 40 gol in maglia azzurra dal 2005 al 2008, 6 presenze nella stagione del ritorno, dopo ben 8 anni, sotto il Vesuvio. Dribbling di tacco, incornate di testa, accelerazioni, tiri da fuori: un attaccante completo, ma soprattutto attaccato ai colori azzurri.

In molti, di Emanuele Calaiò, ricorderanno quell’incornata al minuto 6′ del primo tempo contro il Lecce. La curva aveva deciso di trasformarsi in uno splendido “TI AMO”, e la promozione non tardò ad arrivare. Quel giorno, Emanuele Calaiò fu il bomber di Napoli. Ora che la sua firma è sempre più vicina al Catania, noi non dimentichiamo tutte le azioni sui campi di serie C, le botte prese, la doppietta a Livorno, questa volta sì, in serie A, e quella rovesciata finita sul palo contro la Juve che avrebbe fatto crollare il San Paolo, come solo qualcuno riusciva a fare.

Non bisogna mai dimenticare da dove si è partiti, dicono. Nè con chi. Ed è per questo che noi ti ricorderemo come l’Arciere che, forse, ha scoccato l’ultima freccia azzurra.

Raffaele Nappi