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SPAZIO MONDIALE – Tra l’apertura e il Brasile, il grande assente è lo spettacolo


L’arbitro è stato una vergogna. Forse è meglio se ci diamo al basket. Se questi sono i mondiali, possiamo anche tornare a casa”. Se qualcuno volesse essere spiegato, tra una quindicina di anni, l’inizio dei campionati del mondo in Brasile, può perfettamente usare queste dichiarazioni di Kovac, l’allenatore di una Croazia in forte debito dopo ieri sera.

Il giorno uno e la serata di apertura sono stati abbastanza deludenti. Da tempo ci hanno propagandato la scena di un’immagine storica per questi mondiali ed invece, è semplice costatare come tutto sia caduto nella più monotona normalità. A partire dalla cerimonia inaugurale, non si è avuto il sentimento di star assistendo a qualcosa di nuovo. Anzi proprio l’atto iniziale è stato sotto tono, tranne che per la spettacolosa esibizione di J-Lo. Non si dovevano attendere le tre ore di spettacolo, come in occasione delle Olimpiadi, ma eravamo pronti a giurare che l’apertura sarebbe durata più di soli e scialbi 25 minuti. Aggiungiamo a tutto questo, un pubblico poco presente e poco partecipe al lavoro e alle scenografie che si stavano facendo sul campo e l’insieme è completo. L’unico vero brivido, come già riferito, è stata l’esibizione di Jennifer Lopez in una forma a dir poco splendida.

Se il Brasile sta cercando la rivoluzione in questa competizione, pare che ha già sbagliato strada. Si, perché anche quanto visto in campo è tutto tranne che nuovo. La nazionale verdeoro ha avuto bisogno del più classico dei fischietti casalinghi per portarsi a casa una immeritata vittoria contro la Croazia di Modric. Scolari si è fidato degli undici che lo hanno fatto trionfare un anno fa in Confederations Cup, ma appena i suoi giocatori hanno messo i piedi nel campo di San Paolo, si è avuta la sensazione che qualcosa fosse diverso. Il Mondiale non è la Confederations dato che c’è, insieme al suo fascino, tutto un bagaglio di pressione e di paura da portare addosso e se ti chiami Brasile e giochi in casa per cancellare il 1950, il peso è ancora più grande. Neymar e compagni non possono immaginare cosa sia stato il Maracanazo, a quei tempi non erano nati nemmeno i loro genitori – e forse nemmeno i loro nonni. Possono, però  capire, che il pubblico vuole soltanto una cosa: la vittoria. Si è compreso nel momento in cui un intero popolo ha urlato a squarciagola l’inno nazionale – sport che in Italia non è tanto popolare – e quando lo stadio si è ammutolito, quasi gelato, dopo lo svantaggio iniziale. Il problema per la Selecao – o per gli avversari – è che il copione non è stato quello della vigilia, cioè una marcia trionfale verso la redenzione. Questa squadra ha problemi di equilibrio e soffre malamente in difesa, complice anche uno Julio Cesar al peggio della sua forma ed incerto in qualsiasi intervento. Non ci fosse stato il fischio generoso di Nishimura su Fred, la partita sarebbe terminata in parità, scatenando la disperazione del paese. Per questo, già da ieri sera, in molti sono a gridare verso lo “scandalo”. Parliamoci chiaro, siamo lontanissimi dai livelli di Corea 2002 e di Inghilterra 1966, però non è detto che non ci si possa avvicinare a questa bassezza. Il tentativo di favorire la squadra ospitante non è una cosa scoperta ieri per la Fifa e può diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto se usata in un clima di mobilitazione sociale come stiamo assistendo in Brasile. La formula della competizione non è aperta alle sorprese immediate, visto che i gironi favoriscono le formazioni più forti, ma nella partita inaugurale, abbiamo capito che Scolari se vuole fare strada, deve trovare dagli ottavi il bando della matassa, altrimenti la spedizione casalinga può ben presto diventare una Caporetto.

Sul fronte esterno, continuano le lotte degli oppositori a questi Mondiali. Anche ieri, tanti feriti da Rio a San Paolo. L’impressione è che passeremo l’intero mese a dover convivere con questa giusta mobilitazione, sperando che si mantengano sempre toni alti con la voce e bassi con le mani. La polizia già sta procedendo a colpi di manganellate e questo non è un buon segno, perché la repressione può alimentare ancor di più la rabbia. Anche da qui, passerà la fortuna dei ventesimi campionati mondiali.

Oggi, si ritorna in campo con tre partite, ma il match di cartello è il replay della finale 2010. In Sud Africa, Spagna e Olanda regalarono uno spettacolo nullo, come sempre quando c’è in palio la Coppa. Questa sera potranno giocare con gamba sciolta e ci potranno chiarire le idee sulle rispettive tante incognite. Del Bosque è speranzoso, lui come Scolari, ha portato la formazione di fiducia che lo ha fatto salire sul trono del mondo. Anche in questo caso, l’usato sicuro ribalta il concetto di novità!

 

Gennaro Sgambati

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