shinystat spazio napoli calcio news L'editoriale di Ivan De Vita: "Ca nisciun è fess"

L’editoriale di Ivan De Vita: “Ca nisciun è fess”


“Vietato l’ingresso a millantatori ed accattoni”. La bottega azzurra fiorisce di articoli all’ultimo grido. Sotto la guida parsimoniosa di Don Aurelio e poi quella sapiente di Mastro Rafè, il Napoli ha collezionato in rosa una fucina di talenti che allo stato attuale fanno gola a mezza Europa. Ma attenzione! Allestire una vetrina senza apporre il prezzo accanto ai prodotti esposti non equivale a svenderli in maniera scriteriata. Anzi, di solito, è l’esatto contrario.

Il presidente De Laurentiis è stato chiaro nelle numerose dichiarazioni degli ultimi giorni: bisogna innanzitutto vedere per essere in grado di acquistare calciatori dello stesso valore. Vendere. Non regalare come ha erroneamente intuito qualche esperto (forse in giardinaggio) dalla Pinetina. Mazzarri e l’Inter stanno provando a circuire Valon Behrami, forti anche di alcune sue dichiarazioni che farebbero presagire il desiderio di cambiare aria (tra l’altro ammorbidite appena stamane dal diretto interessato). Da qui la pressione sulla dirigenza azzurra sulla base di 5-6 milioni di euro. Due stagioni fa il nazionale svizzero fu prelevato dalla Fiorentina per una cifra intorno agli 8 milioni. Per lunghi tratti perno del centrocampo partenopeo, sbiadito un po’ nel corso dell’ultima stagione anche in seguito a qualche guaio fisico. Ma assoluto condottiero anche nelle indimenticabili nottate di Champions. Merce di tale valore può meritare una minus-valenza? I nerazzurri, per ora, sono stati messi alla porta. In attesa di migliori offerenti o, magari, di un chiarimento vis-a-vis con il ragazzo nel post-Mondiale.

I conti devono tornare sempre, questa la filosofia del patron. Soprattutto se si ha il coltello dalla parte del manico, cioè le finanze in ordine. Nessuna necessità di elemosinare compravendite a condizioni sfavorevoli. Proprio a difesa delle possibili bidonate, De Laurentiis ha negli anni scorsi fissato una clausola sui contratti di Lavezzi e Cavani, per poi pretendere quei soldi dallo sceicco di turno fino all’ultimo centesimo. E’ quanto accadrà anche con Zuniga, 30 milioni cash per chi vorrà accaparrarselo. Motivo per il quale, al di là dei rumors, è arduo pensare che il colombiano possa trasferirsi altrove.

Certo, non esiste solo il mero lato economico (o almeno ci piace crederlo). “Cavani l’avrei tenuto a tutti i costi“, ha puntualizzato Aurelio un paio di giorni fa, “ma ho dovuto inchinarmi ad una sua scelta“. Questione di volontà, di stimoli. Con diversi zeri accomodati accanto, nel caso del Matador. Ma a volte anche solo perchè non si condivide una linea di pensiero o magari non ci si sente più idonei alla continuità di un progetto (vedi Mazzarri). A quel punto bisogna trovare un compromesso, sempre partendo dal presupposto di non voler impacchettare regali. Tutti gli addetti ai lavori, fomentati anche dalla sua annata tormentata, stanno tentando di spingere Marek Hamsik verso altri lidi. Tuttavia il capitano non perde mai occasione per ribadire che “Napoli è la mia casa. Non mi muovo da qui“. Innaffiando ogni principio d’incendio. Incedibile a nuove tentazioni, cosparso d’amore nei confronti di una città e di un percorso. E’ quanto De Laurentiis vuole percepire da Pepe Reina. Nero su bianco, però. Senza dichiarazioni a mezzo stampa. Una sorta di “volemose bene” tradotto in comunione d’intenti. Troppo spesso, però, nemmeno le picconate di passione sono in grado di abbattere il muro degli interessi.

Un ultimo appunto sulla telenovela Gonalons. A gennaio era ormai un calciatore del Napoli, pronto un accordo col suo entourage per un quinquennale. Quel burlone di Aulas, per motivi ancora imprecisati, ha riacciuffato per i capelli il suo centrocampista. Ora è tornato all’ovile come un cane bastonato, dopo aver scoperto che probabilmente nessun club avrebbe chiesto il suo pupillo alle cifre offerte dai partenopei. Mi sa che è troppo tardi. Mi sa che don Aurelio pretende rispetto, non si lascia shakerare dalle volontà altrui. Quelli erano altri tempi. Ora alle pendici del Vesuvio si scende col capo chino e non con aria spavalda e barbarica. Mettetevelo in testa. Ca nisciun è fess!

Ivan De Vita
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