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Mai sprecare una buona occasione


Andiamo o non andiamo? Questo è stato il dilemma per tutta la giornata di ieri.

L’indignazione dopo la disinformazione e la strumentalizzazione di alcune immagini, persone e magliette è tanta. La notizia della notifica del DASPO al capo ultrà del Napoli ci fa capire che il mostro è stato sbattuto in prima pagina per coprire altre vergogne, tipo la disorganizzazione del servizio d’ordine di Roma e le mancate, ma dovute, dimissioni di chi quella disorganizzazione non l’ha saputa gestire. E le cose magicamente, per l’Italia dell’ipocrisia,  si mettono tutte al loro posto.

I pensieri fatti, mentre si avvicinava l’ora di andare allo stadio, sono stati tanti: ora succederanno altri casini; chissà se gli ultras entrano; magari entrano e non tifano; chissà quanti di loro avevano già acquistato il biglietto, ma hanno paura e non verranno; mi è venuto lo schifo di andare a vedere la partita, me la vedo a casa in relax e chi s’è visto s’è visto; è proprio in questi momenti che dobbiamo andare su quegli spalti che sono ormai un po’ casa nostra. Beh! Inutile dirvi che è prevalso l’ultimo pensiero. Non so dirvi perché, precisamente. Ma i miei genitori volevano andare, alcuni del gruppo erano già lì, un paio di amici mi hanno esortato ad andare e il gioco è fatto. Non ho saputo dire di no. E non me ne sono pentita.

L’atmosfera è stata surreale fin dall’inizio. Siamo arrivati molto tardi causa lavoro, c’era comunque  poco traffico, poca gente, molte famiglie con bambini al seguito. Essere catapultata in tre giorni dall’inferno di Roma al clima da partitella amichevole di Napoli è stato molto strano. Ma bello. Finalmente si respirava di nuovo aria da partita di calcio. Passiamo velocemente i tornelli, i capelli ormai cresciuti e sciolti non fanno vedere alla steward, nuova e più giovane, il cappuccio della felpa, per cui passo indenne alla palpatina da dietro. Una volta sugli spalti, saluto il resto del gruppo un po’ sparso tra più file. Gli spalti non sono vuotissimi, come m’aspettavo, ma lo stadio è silenzioso. Solo quando esce la squadra con la coppa per un giro di campo quasi in punta di piedi, si sente un bell’applauso e qualche coro. Tutte dediche d’amore per i romani.

Intanto qualche miracolato riesce a prendere la linea internet al cellulare e ci dice che la Fiorentina sta perdendo 3-0 contro il Sassuolo in casa. Ci guardiamo increduli, poi ci dicono  che c’è Rosati a porta e allora capiamo tutto. Alla fine perde 4-3 e ci consegna matematicamente il terzo posto.

A quel punto la goliardia ha preso il sopravvento. Ma non quella dei cori beceri e razzisti, ma quella di un gruppo di tifosi che vuole dimenticare la tensione di una finale che non ha neanche festeggiato e dedicarsi anima e cuore alla squadra della sua città che semplicemente gioca a calcio. Gioca e segna. Una, due, tre volte. Il quarto non c’è stato, ma solo perché il grande capitano Marek non ha voluto infierire. O avete pensato che non sia stato capace?! Ci siete cascati anche voi, vero? Sapete benissimo che era più difficile buttarla sulla traversa che metterla dentro. Da qui la sua dimostrazione di abilità e il successivo coro dedicato solo a lui. Certo, però, quando l’ha messa dentro Smaili, Marek gli è andato dietro quasi a dire: “E che ca….!! Se segni pure tu, meglio che me ne vada!”. Poi è entrato Zapata e si è reso conto che c’è sempre chi sta peggio. Ed è rimasto.

Ma al di là di quello che è successo in campo, io ho visto degli spalti solidali, uniti e belli. E un unico pensiero: “Ciro, non mollare!”.

Per quanto le autocitazioni siano davvero brutte, oggi voglio fare un’eccezione. Qualche giorno fa scrissi che l’ennesimo articolo denigratorio su Napoli ci dava un buon motivo per restare, difenderla e re-innamorarci. Ed esortai a non sprecarlo. Beh! per una volta non l’abbiamo sprecato e io sono sempre più orgogliosa di essere parte di tutto ciò.

Forza Napoli. E forza Ciro!