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Pecoraro, prefetto di Roma: “Avrei fatto giocare la partita anche con il morto…”


Sono davvero forti le parole del Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, all’indomani della guerriglia dell’Olimpico. Pecoraro in una intervista a Repubblica afferma che avrebbe fatto giocare la partita anche con il morto e che non avrebbe mai ceduto alla volontà e alla spinta degli ultras. Ecco l’intervista:

Avrebbe fatto giocare anche se fosse arrivata la notizia che il tifoso napoletano non ce l’aveva fatta?
“Avrei fatto giocare comunque”.

E con quale animo, mi scusi?
“Con quello di un prefetto che deve garantire il principio su cui si fonda uno Stato di diritto democratico e che, di conseguenza, è tenuto ad applicare la regola cardine dell’ordine pubblico. Il principio secondo il quale il diritto della maggioranza va tutelato dai tentativi di espropriazione e sovversione di una minoranza. Ieri sera, c’erano 55mila tifosi per assistere a una partita e avevano diritto di farlo. E ce n’erano 5mila che sostenevano di volerlo impedire. Se avessi ceduto al ricatto di quella minoranza non solo sarei venuto meno al principio, ma il problema di ordine pubblico lo avrei creato io. E questo non è pensabile. Cosa si disse nel 2004 dopo la decisione di non far giocare il derby Roma-Lazio? Che le società e il prefetto di Roma avevano ceduto al ricatto delle curve”.

Con Genny ‘a carogna, ieri sera, avete interloquito anche voi.
“Interloquito, non trattato. Quel tipo è stato informato delle condizioni del tifoso colpito alla schiena e della natura occasionale del ferimento. Volevamo solo tranquillizzare la curva che, a quanto pare, aveva scelto lui come rappresentante”.

Salvo aggiungere che chi ha sparato, Daniele De Santis, in arte “Gastone”, è un altro vecchio cliente da stadio.
“Non me li scelgo mica io gli interlocutori della curva. Né sono certo io che decido che un tipo come De Santis sia ancora in circolazione. E comunque è come dire che se vengo chiamato a sbrogliare una rapina con ostaggi, io mi scelgo il rapinatore con cui parlare. Cosa vogliamo? Liberare gli ostaggi parlando con il rapinatore o farli ammazzare?”.

La vedova dell’ispettore Raciti, guardando le immagini di Genny ‘a carogna con indosso una t-shirt inneggiante all’assassino del marito, ha detto: “È una vergogna. Lo Stato ha perso”.
“Non immagina quanto comprenda il dolore e l’amarezza della vedova Raciti. Ma, insisto, dobbiamo essere onesti nel dirci una volta per tutte la verità”.

Quale?
“Piaccia o no, le istituzioni hanno operato in “stato di necessità”, in nome di una “ragion di Stato”. Si lavora per la “riduzione del danno”. Il problema non è del sottoscritto o dei funzionari di polizia che, per evitare il peggio, sono chiamati al lavoro sporco di sedersi davanti a certi soggetti. Il problema è di chi li legittima”.

Chi li legittima?
“I tifosi, innanzitutto. E anche alcuni presidenti di società calcistiche che finiscono per attribuire un ruolo a questi signori. Il presidente della Lazio Lotito, da mesi, combatte solitario la sua battaglia contro il ricatto ultrà della curva nord. Qualcuno lo ha forse additato come esempio di coraggio? Non mi pare. Al contrario, ho visto società lamentarsi per i vincoli imposti dalla tessera del tifoso. Anche la stampa mi sembra assai ondivaga. Insomma, dobbiamo tutti decidere se allo stadio siamo cittadini che tifano o tifosi obnubilati. E se sia utile delegittimare dal lunedì al sabato le istituzioni che fanno da frangiflutti a tutto questo, confondendo una patologia con la fisiologia”.

Si riferisce alle ultime difficili settimane passate dalla Polizia?
“Anche. Ma pensavo pure da prefetto a quale percezione oggi trasmetta una figura come la mia, di cui appena ieri si è finito di spiegare l’inutilità in una logica di tagli e spending review. Dovremmo decidere con responsabilità di evitare, anche nell’uso delle parole, che si creino le condizioni per cui in questo Paese finisca per contare più un Genny ‘a carogna che un funzionario dello Stato”.