shinystat spazio napoli calcio news ESCLUSIVA SN - Napoli Club Pisa, Fulvio Falanga: "A Roma abbiamo vissuto attimi di terrore e non ci hanno tutelato, la colpa di tutto è dell'organizzazione"

ESCLUSIVA SN – Napoli Club Pisa, Fulvio Falanga: “A Roma abbiamo vissuto attimi di terrore e non ci hanno tutelato, la colpa di tutto è dell’organizzazione”


Sono passati due giorni dalla finale di Coppa Italia che ha visto affrontarsi all’Olimpico di Roma il Napoli e la Fiorentina ma molte cose successe in prossimità dello stadio ancora non sono chiare. Sotto accusa in primis la sparatoria che ha coinvolto il tifoso azzurro Ciro Esposito effettuata per mano dell’ormai noto Daniele De Santis, oltre a ciò che è avvenuto all’interno dell’impianto di gioco capitolino che ha visto sotto i riflettori il capo ultras partenopeo Genny, fino alla pessima organizzazione di tutto l’evento che ha messo più volte in pericolo l’incolumità di tutti i tifosi sotto l’ombra del Vesuvio.

A fornire in esclusiva per SpazioNapoli un’interessante testimonianza è Fulvio Falanga, il presidente del Napoli Club Pisa, non solo presente al momento dello sparo a Ciro Esposito insieme a molti membri del suo Club ma anche vittima di numerose situazioni  border line che fanno fortemente riflettere su una finale dai contorni sempre più amari. “Il mio intento – ci dichiara Fulvio – è porre l’accento sull’organizzazione davvero pessima della finale di Coppa Italia, che ci ha messo in pericolo dall’inizio alla fine. E’ qualcosa di sconcertante, che va assolutamente riportato non dalla voce di giornalisti e cronisti ma di chi sabato pomeriggio era a Roma ed all’Olimpico ed ha visto e vissuto tutto con i propri occhi. Insieme a tantissimi membri del Club Napoli Pisa del quale sono presidente, siamo partiti in pullman alla volta di Roma, arrivando al casello di Roma Est alle 17.30 circa. Le forze d’ordine ci hanno già a lungo fermato per aspettare l’arrivo degli altri pullman organizzati e per portarci tutti verso il centro, direzione stadio Olimpico per proseguire il tragitto scortati. Già questa cosa ci sembrava molto strana: siamo passati per il raccordo fino al centro della capitale ma, lì, tutti insieme, eravamo un facile bersaglio. Eravamo 25 pullman di tifosi del Napoli a stretto contatto con il traffico cittadino e con chiunque stesse lì”.

“Restiamo in guardia – prosegue Fulvio – ed arriviamo in prossimità di Tor di Quinto, dove era ubicato un altro parcheggio riservato alla tifoseria napoletana. Nella fila eravamo più o meno il quinto pullman ed inizia il traffico all’altezza di una nota caserma capitolina. Prima camminiamo lentamente, poi ci fermiamo. Avverto una nube di fumo inimmaginabile e tre spari. Ci preoccupiamo anche perché in una situazione di pericolo tale, eravamo praticamente bloccati. Io ed un altro membro del Club scendiamo per strada per capire che fosse successo ma ci intimano di restare vicino al pullman e di non sporgerci oltre la colonna degli stessi. Facciamo capolino e vediamo da lontano un uomo a terra, pieno di sangue ed intorno tantissimi tifosi che urlavano di chiamare l’ambulanza. Sono stati attimi terribili. Ci avviciniamo e vediamo questo ragazzo, Ciro, a terra: era già gravissimo nonostante tutti i presenti contribuissero a  prestare un primo soccorso: finalmente poi arriva l’ambulanza e porta via il ferito, con i nostri pullman ancora allo sbando e nel caos totale”.

“La cosa davvero tragica – continua Fulvio – è che i carabinieri abbiano costretto a tutti noi tifosi dei pullman a scendere ed a continuare il lungo tragitto e piedi, senza alcuna scorta, in una situazione di pericolo altissimo, lasciandoci all’avventura, spaventati e terrorizzati. Passavamo sotto ponti, cavalcavia, davanti ai vicoli temendo ogni secondo di un altro agguato. E non è finita qui: arriviamo fuori allo stadio verso la Tribuna Tevere dove avevamo i biglietti ed assistiamo a scene assurde: tornelli che giravano a vuoto, tifosi caricati dai carabinieri, ressa, calca, perquisizioni senza senno lasciando poi passare tutti quando poi in Curva hanno permesso l’impossibile. Dopo questa prima odissea, entriamo all’Olimpico e verso le 19.15 veniamo a conoscenza delle reali condizioni di Ciro. Era grave. Il clima era pesante, la Curva è in protesta. Alle 20.42 si diffonde in tutti i settori la falsa notizia che il ragazzo è morto. Ecco che entra in scena Genny, che insieme agli ultras della Nord vuole parlare con Hamsik per conoscere le reali condizioni del tifoso, volendo rispettare una persona che ha perso la vita per seguire il Napoli, quel Napoli. Alle 21 il capitano si avvicina alla Curva e scaccia via ogni falsa notizia: Ciro è grave ma è ancora in vita, Genny insieme alla Curva decide di adottare un criterio di sostegno più moderato, senza cantare, rinunciando anche alla coreografia organizzata. La Fiorentina non farà lo stesso: continuano i cori beceri, senza rispetto di niente e di nessuno”.

“Al ritorno al termine della partita è stato anche peggio. Il nostro pullman non era all’esterno dell’Olimpico ma a Saxa Rubra: prendiamo la navetta non scortati, ancora pieni di paura per quanto successo nel pomeriggio. Saliamo sul pullman e la nostra intenzione era fermarci al primo autogrill per andare in bagno, bere e mangiare. Eravamo a pezzi. Ma anche in questo frangente è andato tutto storto. Primo autogrill pieno di tifosi viola, andiamo avanti. Stessa cosa per il secondo ed il terzo. Siamo costretti a fermarci ad un’ora da Pisa, anche lì accerchiati da fiorentini. Chiediamo aiuto ad una volante all’ingresso, con la quale abbiamo una conversazione paradossale. Alla richiesta di scortarci almeno per andare in bagno, visto che stavamo per sentirci male, ci hanno risposto: “Toglietevi le sciarpe ed entrate, noi restiamo qui. Non vogliamo farci ammazzare per voi”. Ancora una volta sbigottiti entriamo. Le provocazioni sono tantissime e crudeli ma, a testa bassa, andiamo in bagno e mangiamo facendo finta di non ascolatare. La gente deve sapere cosa è successo, deve sapere di chi sono davvero le colpe. Tutti devono sapere di come siano stati capaci di organizzare male questa finale, che per molti si è trasformata in un incubo. Poteva essere una tragedia di ancor maggiori proporzioni per la non curanza delle forze dell’ordine e della questura. Non ci siamo mai sentiti protetti e tutelati, è stato bruttissimo. Spero che le vere informazioni vengano divulgate e che mai in futuro si possano ripetere cose del genere”.

Alessia Bartiromo
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