shinystat spazio napoli calcio news Callejon a El Pais: "A Napoli il calcio è religione. Dobbiamo tutto ai tifosi. Fiorentina? Forte nel possesso palla, punteremo sulla nostra velocità"

Callejon a El Pais: “A Napoli il calcio è religione. Dobbiamo tutto ai tifosi. Fiorentina? Forte nel possesso palla, punteremo sulla nostra velocità”


L’attaccante del Napoli, Josè Maria Callejon, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano El Pais. Lo spagnolo ha parlato a poche ore dall’attesissima sfida dell’Olimpico che vedrà contrapporsi Fiorentina e Napoli nella partita che può valere una stagione. Ecco la traduzione di SpazioNapoli:

“I tifosi del Napoli sono molto appassionati. Per loro il calcio è una religione. Antepongono il calcio a qualsiasi altra cosa. Amano questo sport e noi dobbiamo tutto a loro, senza non saremmo nulla. Sono felice a Napoli e spero di continuare a crescere.”

Poi il pensiero passa irrimediabilmente alla partita di questa sera: “Giocherò la finale sulla fascia destra. Higuain? Ci completiamo tatticamente. Ci conosciamo molto bene e ci capiamo alla perfezione.”

Sull’avversario: “La Fiorentina gioca con un 4-3-3 con un centrocampo molto forte e fa molto possesso palla. Le nostri armi migliori, invece, sono la velocità e difendiamo molto bene. Anche se -ammette Callejon-, quest’anno abbiamo commesso molti errori.”

Lo spagnolo si è poi soffermato sui connazionali presenti nella rosa azzurra: Reina è un vero leader. E’ un qualcosa che si porta dentro. Albiol è un grandissimo difensore che quest’anno ha giocato moltissimo. E’ stanco ma sta bene.”

Sulla differenza tra Mourinho (suo ex tecnico al Real) e Benitez: “Mourinho è un motivatore, i suoi discorsi includono molto anche l’analisi dei rivali. Benitez, invece, funziona molto sia a livello tecnico che tattico.

Capitolo Nazionale: “Del Bosque può contare su giocatori di livello, c’è grande concorrenza”. 

Poi svela alcuni retroscena sull’affare che l’ha portato a vestire la maglia azzurra: “Parlai per primo con Benitez, il quale mi telefonò. Poi scese in campo il presidente De Laurentiis che mi convinse e sono molto felice della mia scelta. E’ stato un cambiamento difficile; i primi due mesi ho lottato con la lingua. E’ stato un cambio improvviso, ho lasciato Madrid, il club in cui ero sempre stato.

Così anche per mio fratello Juanmi. Abbiamo lasciato la famiglia e la scuola per realizzare un sogno d’infanzia. Io e mio fratello siamo stati sempre insieme, dai 14 ai 21 anni, poi lui è andato al Maiorca e io all’Espanyol. Mio fratello adesso è al Bolivar e sta segnando un sacco di gol. Gioca nel mio stesso ruolo, anche se è più trequartista rispetto a me”