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L’editoriale di Deborah Divertito: “Avrei voluto scrivere di altro, e invece…”


Napoli sporting director Riccardo Bigon has let Welbeck’s agent know that Napoli are interested in signing up his client, but with Everton and Tottenham also interested, the club from one of Italy’s mafia strongholds will need to make Manchester United and Welbeck himself an offer they can’t refuse.” Con un chiaro riferimento finale ad una scena tratta dal Padrino in cui Don Vito Corleone fa’ una proposta che non si può rifiutare, il giornalista Barry Glendenning del “The Guardian”, senza mezzi termini, si riferisce al Napoli come al club di una delle roccaforti italiane della mafia. E, per questo motivo, Bigon avrebbe bisogno di una super offerta se vuole portare sotto il Vesuvio il giocatore del Manchester United, Welbeck. Anche perché ci sono in ballo un altro paio di richieste dall’Everton e dal Tottenham, che hanno, invece, la fortuna di giocare in città simbolo di legalità, altruismo, sicurezza e atmosfere fiabesche: Liverpool e Londra.

Sappiate che oggi avrei voluto scrivere di altro. Della vigilia di una finale che potrebbe dare un senso a questa fine stagione, delle lacrime di Conte e compagni e della loro accettazione sportiva del verdetto del campo, di tutti i cercolesi (si chiamano così?) che sono tornati da Torino con l’amaro in bocca. E non parlo del San Simone. Avrei voluto scrivere del panico generato nei social e tra tutti i tifosi del Napoli nel vedere Diego seduto in tribuna in quello stadio senza colori, per poi avere l’illuminazione e capire che, in realtà, Maradona era lì solo per “secciare” un po’ . Riuscendoci. Avrei voluto scrivere delle belle parole dette dal Papa sulla necessità del buon esempio dei calciatori, sulla sportività e sulla lealtà e sul giro di affari che non dovrebbe intaccare il fattore sociale del calcio. Parole, appunto. E, vedendo le immagini, ho notato che si è trattenuto un po’ di più nel salutare Zuniga. Una benedizione religiosa per il colombiano. Se non altro, abbiamo visto che è ancora vivo.

Sportività, lealtà, giro di affari che non offuschino il valore di coesione sociale del calcio. Tutti valori che hanno fatto sì che in Campania, e, in particolare, a Napoli e provincia, nascessero realtà sportive non direttamente legate allo scopo di lucro, ma che fossero un baluardo di legalità e punto d’incontro per tanti ragazzini che non avrebbero avuto, altrimenti, molte chance. Parlo della squadra di Quarto, chiaramente, nata dallo scioglimento per infiltrazioni camorristiche della precedente società e che ha deciso adesso di tenere nella denominazione il termine “legalità”, ma anche dell’ARCI Scampia e di tutte quelle scuole calcio che, grazie alla sensibilità dei mister e della dirigenza, in posti molto complicati, come Barra, San Giovanni a Teduccio o le Salicelle di Afragola, chiudono un occhio sulla retta non pagata o ai ritardi agli allenamenti, pur di dare un’opportunità ai ragazzini. Una possibilità. Un motivo di riscatto sociale.

Forse Welbeck, semmai dovesse essere così pazzo da venire a Napoli, non conoscerà mai queste realtà e non saprà mai che qui il calcio è anche tutto questo. E mi dispiace per lui. Probabilmente non lo saprà mai neanche il signor Glendenning, giornalista del “The Guardian”. Ma lo sappiamo noi. Giornalisti di SpazioNapoli e cittadini di una città che è roccaforte della camorra, è vero, sarebbe molto stupido e complice negarlo, ma anche di chi con la camorra non ci vuole avere niente a che fare. Lo sappiamo noi che tutti i giorni cerchiamo di affrancarci da chi confonde la vittima con il carnefice, noi che dobbiamo inventarci ogni giorno un motivo per restare o allontanarne uno per andare via. Noi che abbiamo il bisogno e la forza di innamorarci ogni giorno della nostra città. E di difenderla.

Ecco. Adesso, il signor Glandenning e l’ennesimo articolo denigratorio su Napoli, ci hanno dato un altro buon motivo per restare, difenderla e re-innamorarci.

Non lo sprechiamo.