shinystat spazio napoli calcio news Alla ricerca dell'obiettività e della misura, il tifoso medio azzurro ha spesso le idee poco chiare

Alla ricerca dell’obiettività e della misura, il tifoso medio azzurro ha spesso le idee poco chiare


Gli alti e bassi in campionato ed in Europa del Napoli durante tutta questa stagione si sono riflessi nel giudizio e nell’andamento medio di una tifoseria che in base ai risultati più che al gioco espresso, cambiava come il vento i suoi giudizi su squadra, società, giocatori e persino il progetto. “Al di là del risultato” recita un bellissimo striscione al ‘San Paolo’, ma spesso e volentieri non è così: se dopo la prestazione alquanto discutile di Parma ne fosse derivato un pari o persino una vittoria per Higuain e compagni, i giudizi del post gara su social network, per le strade o in tv sarebbero stati totalmente diversi se non opposti.

BENITEZ. Ahimè, è il tecnico spagnolo ad essere sempre il primo a salire automaticamente sul banco degli imputati dopo una sconfitta o un pari che non aggrada i sostenitori. Tutti vorremmo sempre vedere Inler e compagni vincere, anche lo staff tecnico ed il proprio allenatore eppure questo semplice assunto sembra per molti più che complesso. “Benitèz (con doveroso accento sull’ultima sillaba), sbaglia modulo“, “non deve far giocare Hamsik”, “Deve mettere Mertens ma non deve togliere Callejon”, “Gioca sempre con gli stessi ma Insigne merita la panchina”, “ha sbagliato partita, la campagna acquisti e non è da Napoli”, fino alla perentoria “voleva vincere lo scudetto eppure questa stagione è da buttare, era meglio Mazzarri“. Una tragedia insomma, a prescindere che il termine Scudetto dalla sua bocca ispanica non è mai stato pronunciato. Basta riavvolgere il nastro al post gara della splendida vittoria interna contro la Juventus è tutto torna ad essere bellissimo e perfetto: “Finalmente un allenatore che sa giocare e dà spettacolo”, “Lui si che è preparato, mica come Mazzarri”, “ci porterà lontano, viva Benitez”. Insomma, pareri completamente discordanti e spesso ingiusti che lasciano il tempo che trovano.

DE LAURENTIIS. Il secondo ad essere sempre chiamato in causa è lui, De Laurentiis. Tacciato di non amare il Napoli e di voler solo lucrare, lo ergono a paladino della napoletanità quando dà tutto per questa squadra e per la maglia partenopea, con tanti progetti ambiziosi nel cassetto quali il restyling del “San Paolo”, una campagna acquisti di altissimo livello ed i meriti di aver riportato il Napoli dall’inferno della serie C1 ai fasti dell’Europa e della Champions. Qui la tifoseria si sgretola e cambia costantemente opinione. Esempio estremizzato di ciò, è lo spiacevole episodio tra un sostenitore partenopeo ed il presidentissimo avvenuto domenica sera al ‘Tardini’, dove i due sono arrivati allo scontro verbale sfiorando qualche spintone. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un asserto posto in maniera gentile ed educata: “Presidente, non vogliamo vincere solo contro la Juventus”. Giusto, c’è da lavorarci. Un po’ meno la reazione del numero uno azzurro ed ancor meno quella del tifoso che ieri ha rifiutato le scuse ufficiali del patron ed il suo invito riconciliatore, minacciando querela per ricavarci magari un bel bottino. Eh no. Che delusione.

I GIOCATORI. Con loro, si tocca l’apice. Duvan da brutto anatroccolo simbolo di un mercato carente e non completo si trasforma in pochi secondi in splendido cigno dopo lo splendido gol a Marsiglia e qualche bel movimento contro il Parma, Insigne oscilla costantemente tra enfant prodige futuro del Napoli e della Nazionale ad uno spocchioso attaccante non maturo per grandi palcoscenici, fino alla difesa prima “inguardabile” e poi “in netta crescita e perfetta contro la Juve”. Si passa ancora per il povero Inler, additato dal tifoso medio in ogni maniera fino ad Hamsik: dai cori maradoniani a vere e proprie congiure nei suoi confronti. Dulcis in fundo è Higuain, da indiscusso campione di livello internazionale ben più preparato dei vari Tevez o Gomez fino a diventare in un battito di ciglia fratellastro impacciato ed insicuro di un Cavani versione made in Naples.

Insomma, quando si perde non ne va mai bene una. A volte a far parlare è la delusione, che mette da parte lucidità e senso pratico, di cui una piazza che vive di calcio come Napoli è ben dotata ma che spesso viene automaticamente offuscata dall’esigenza di vivere qualcosa di davvero importante. Ma è anche giusto non generalizzare: gran parte dei tifosi partenopei conosce bene i concetti di obiettività, misura e pazienza, dando sfogo a critiche costruttive quando c’è bisogno ed a plausi generosi e meritati quando vanno elargiti. Due facce della stessa medaglia, il bello ed il particolare di una città dai mille risvolti.

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