shinystat spazio napoli calcio news L'editoriale di Ivan De Vita: "Una notte da leoni. E poi?"

L’editoriale di Ivan De Vita: “Una notte da leoni. E poi?”


Chiudi gli occhi. Riaprili. E’ tutto vero. Un sogno tramutato in realtà in una sola notte, in 90′. Vibranti, pazzeschi. Ai limiti della perfezione. Mai la Juventus guidata da Conte era finita alle corde in modo così netto, nemmeno nell’esaltante finale di Coppa Italia di due anni fa. Il vento, da domenica scorsa, è finalmente cambiato?

Chiudi gli occhi. Riaprili. Ripiomba nella realtà. 17 punti dalla vetta, 9 dalla Roma. Perchè così tanti? Al netto di un processo di rinnovamento, con tante gare nelle gambe e una rosa ancora inadeguata, resta una distanza siderale e inconcepibile a ben sette giornate dalla fine. Dunque il rammarico c’è, inutile nasconderlo. Dall’eterno sognatore all’emblema della razionalità, il primo pensiero è stato univoco: Se avessimo giocato sempre così…”. A prescindere da errori, lacune e trend straripanti delle avversarie, chi è causa del suo mal pianga sè stesso. E il Napoli versa lacrime amare su tutti i punti abbandonati per strada.

Eppure c’è euforia nell’aria. E non parlo di quella dei tifosi, passionali e orgogliosi. Per sofferenze e soprusi subiti, hanno accesso illimitato a caraffe di felicità. Ma non quella effimera, persa tra le lenzuola di una pur memorabile nottata. Meritano traguardi ben più luminosi. E allora il provincialismo, se proprio così lo si vuol chiamare, l’ho rintracciato negli atteggiamenti di chi ci rappresenta. Troppi tweet di futile sarcasmo,  troppe frecciatine o temi irrisolti e riacciuffati approfittando del piccolo trionfo. La soddisfazione deve presupporre dei limiti. Si vince una singola battaglia all’interno di una guerra in cui, ancora una volta e per varie ragioni, sei stato straziato. Una notte da leoni…e poi?

Non voglio criticare l’audacia, ma il clamore e l’eccesso. Guai ad accontentarsi delle briciole. E il dubbio, perdonatemi, mi sovviene. Perchè un figlio è sempre un po’ lo specchio dei suoi genitori. E questo Napoli, quello visto nel corso della stagione, è stato troppo spesso altezzoso e superficiale. Bello, a tratti straripante, in quasi tutte le gare di cartello. Penoso, a tratti irritante, in tanti passaggi intermedi. E qui gli investimenti di mercato o la stanchezza contano davvero poco. Le più grandi compagnie teatrali trasudano professionalità in ogni circostanza, anche durante le prove, senza attendere soltanto il grande show. Il corso di “sprovincializzazione” che sta tenendo Benitez deve trattare approfonditamente questa materia. I numeri riconoscono un Napoli capace di scavalcare lo steccato nazionale come modulo e caratteristische proposte; allo stesso modo lo condannano ancora tra le “piccole” sul piano della mentalità. Occorre tempo. E, forse, occorre che anche qualcuno dall’alto si sieda tra i banchi degli studenti.

L’iniezione di fiducia è un’endovena di stimoli. Si riparta l’anno prossimo con uno spirito vincente. A cominciare dalle strategie di mercato, evitando ritardi e tentennamenti registrati nelle ultime due sessioni. Che a conti fatti hanno comunque collezionato successi. Ma Ghoulam ed Henrique, pedine che hanno fatto ingoiare parecchie lingue, non erano certo i primi nomi sul taccuino di Bigon. Come non lo era quello di Duvan Zapata come vice-Higuain. Per concorrere con rose e fatturati chiaramente più attrezzati non sono più consentiti passi falsi.

L’ulteriore salto di qualità, è ormai banale dirlo, sarebbe risolvere la questione San Paolo. Ma il dialogo tra due sordi non ha mai generato benefici. La proroga della concessione (rivista e smussata) da parte del Comune sembra l’ipotesi maggiormente in voga. I discorsi su ristrutturazione o nuovo impianto di proprietà della società continueranno a rappresentare un ammasso di teorie, fumo per campagne elettorali. Poi ci si lamenta che la Juventus fattura di più. Se gli interessi remassero tutti dalla stessa parte, quanti cambiamenti avremmo potuto già registrare in questo Paese.

Da domenica prossimo il campionato assumerà una valenza diversa. La sala d’attesa per la finale del 3 maggio. Con l’opportunità di reinserire lentamente infortunati di lungo corso come Mesto e Zuniga. Ma alla luce di quanto detto, un Napoli senza obiettivi che Napoli sarà?

Ivan De Vita

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