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L’editoriale di Deborah Divertito: “C’era una volta l’Europa”


C’era una volta l’Europa. E c’era una volta il Napoli in Europa. Prima nella Champion’s, poi in Europa League. Non una comparsa, ma sempre una protagonista. Una quarta fascia prima, una sfavorita poi, ma pur sempre una squadra temibile. Soprattutto al San Paolo. C’era una volta l’Europa e il vestitino a festa dello stadio, gli annunci per tenere le scale libere altrimenti ci squalificano lo stadio, perché “in Europa mica è come in Italia?” Come se le scale  non servissero sgombre per sicurezza anche nel campionato italiano. C’era una volta l’Europa e le formazioni in doppia lingua, l’arbitro internazionale che non fischia niente perché in Europa vige il buonsenso e l’arbitraggio all’inglese, la prelazione per gli abbonati che, poi, tanto prelazione non è, perché, all’improvviso, il Presidente si sveglia, abbassa i prezzi, e tutto diventa un gran casino per chi ha già comprato il biglietto, appunto, in prelazione. In questo, europei non lo siamo mai stati.

C’era una volta l’Europa e ci sarà presto di nuovo. Ma non venitemi a consolare dicendomi che ce ne andiamo a testa alta. Certo, non abbiamo collezionato grandi figuracce, ma col Porto in casa avremmo dovuto segnare almeno altri quattro goal e non l’abbiamo fatto. Nella gara di andata, saremmo dovuti essere meno remissivi e non lo siamo stati. Nel girone di qualificazione della Champions, sarebbe bastato prendere un goal in meno e non l’abbiamo fatto. Manca sempre poco, ma manca. E dobbiamo colmare queste mancanze, altrimenti l’Europa non è una competizione che fa per noi. La testa sarà anche alta, ma il morale è sotto i piedi e, a volte, anche vincere non meritando equivale ad una piccola gioia. Ad una qualificazione. Ad un “Arrivederci Europa” detto più in là.

Usciamo a testa alta. Può darsi, ma in questo momento io non vedo neanche la testa. Piuttosto, sembriamo dei poveri disgraziati che capitano ad una festa importante, con persone di un certo spessore e paparazzi per le star. E sembra che, quando ci rendiamo conto che tutti ci guardano con sorpresa e con sorrisi beffardi, ce la sappiamo pure cavare. Non siamo così male a recitare la nostra parte. Riusciamo a tenerci stretta la nostra dignità, riusciamo a non farci trattare male, riusciamo anche a non farci cacciare via con una pedata nel fondoschiena, ma non riusciamo mai ad arrivare alla fine della festa. Forse riusciamo a bere qualche drink, ma non vediamo mai l’uscita della torta. Neanche a capire chi sia il festeggiato. Andiamo via quasi indispettiti, come se ci spettasse qualcosa per aver resistito così a lungo, e invece non usciamo neanche nelle foto di presenza.  Usciremo anche a testa alta, ma sempre fuori, naso all’aria, restiamo!

Ecco. C’era una volta l’Europa e presto ci sarà di nuovo, ma al prossimo giro impariamo a tenere la testa più bassa e a segnare di più. Alla prossima festa, insomma, non dico turnamm’a casa con la bomboniera, ma assaggiamm’almeno a tort’!