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Dove finisce la sfortuna ed iniziano i propri limiti?


Il fato, la sorte, la tùke invincibile alla quale secondo gli antichi greci anche le divinità dovevano sottostare, a volte può essere beffarda. Lunedì scorso a Torino, come nella doppia sfida con lo Swansea e nella sfida contro la Roma in campionato, aveva accompagnato un Napoli all’italiana, ma che non aveva propriamente meritato.

Nella doppia sfida contro il Porto la buona stella ha abbandonato gli azzurri presentando il conto di un’amara eliminazione. Dall’antipasto delle quattro ghiottissime occasioni dell’andata al Dragao, con Helton sugli scudi e qualche imprecisione di troppo, alla portata principale: il bruciante 2-2 con cui gli azzurri hanno salutato l’Europa con tanti, troppi errori.

La partita – Per quasi settanta minuti di calcio intensissimo, ritmo elevato e con grandi giocate un Napoli quasi perfetto ha messo in evidenza tutti i limiti della squadra di Luis Castro che in difesa pagava le assenze di Alex Sandro e Maicon. 

Una partita che per due terzi è stata a senso unico ma che si è dimostrata alla fine la classica montagna che partorisce il topolino. A coronamento di una spinta incessante fin dal fischio d’inizio gli azzurri pareggiano il risultato dell’andata al 21′ di gioco con un tocco sotto di Pandev servito alla perfezione da Gonzalo Higuain.

Ma  proprio quando avrebbero dovuto semplicemente portare a casa la qualificazione, dall’alto di una partita apparentemente in discesa, finiscono per smarrisi. Higuain, Insigne, Mertens falliscono tra fine primo tempo e inizio ripresa un numero smisurato di occasioni, quasi specchiandosi nello spettacolo che stavano regalando al pubblico del San Paolo, un risultato non all’altezza per un attacco additato da molti fra i migliori d’Europa.

In Europa chi sbaglia paga, al 70′ il nuovo entrato Ghilas, già giustiziere degli azzurri nell’Emirates Cup estiva, ammutolisce il San Paolo, un gancio in pieno viso che compromette di fatto la qualificazione. La partita finisce lì, il Napoli non sa più rialzarsi, il raddoppio di Quaresma e il pari di Zapata nel finale sono solo la conseguenza di un incontro finito con il tiro del franco-algerino che batte un incolpevole Reina.

I limiti Una partita dominata per larghissimi tratti e in cui gli azzurri possono recriminare, ma ricondurre questo mancato accesso ai quarti di finale soltanto alla mancanza di fortuna sarebbe riduttivo, poco onesto intellettualmente.Gli innumerevoli errori sotto porta di Higuain (in questa doppia sfida indubbiamente meglio nelle vesti di rifinitore) e compagni gridano vendetta.

La squadra vista nelle competizioni europee ha sicuramente meritato gli elogi che univocamente le sono stati riconosciuti, ma ha palesato dei limiti evidenti. Con maggiore cattiveria, esperienza, concentrazione sia in fase offensiva che difensiva persino gli ottavi di Champions non sarebbero stati una chimera. I goal subiti nel finale, le trasferte non interpretate con il piglio giusto sono stati decisivi nella lotta punto su punto contro Arsenal e Dortmund.

Fantasmi riproposti in quest’ottavo di Europa League, dove l’avversario era ” da Champions” in tutto e per tutto. Regalato un tempo all’andata, poco cinici nella ripresa dello stesso incontro e spreconi in  tutta la sfida di ritorno del San PaoloUna squadra con ambizioni europee non può permettersi di mandare in fumo più di 20 palle goal nitide in una doppia sfida in cui ogni rete pesa all’inverosimile.

Le bocche di fuoco, il fiore all’occhiello del Napoli del primo anno della gestione Benitez, si sono spente proprio sul più bello, quando non doveva accadere, con un’avversario dalla diversa esperienza internazionale che punisce al primo errore. 

Napoli rimandato dunque, il gruppo del tecnico spagnolo per ottenere risultati davvero prestigiosi negli anni dovrà crescere non solo nell’organico, ma soprattutto in questi aspetti ugualmente importanti. Cinismo, concentrazione, cattiveria agonistica, personalità, non basta solo il gran gioco offensivo, in Europa i particolari fanno la differenza.

Edoardo Brancaccio