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Blerim Dzemaili, il Toro nel destino e… nel mirino


Un dubbio sottoforma di uomo. Una sorpresa potenziale. Un’idea che Rafa sta valutando in vista di una partita delicata, anzi delicatissima per tanti motivi: Blerim Dzemaili. La carta che spariglia le ipotesi della vigilia? Potrebbe. Potrebbe diventarlo, sì, soprattutto considerando che il tecnico non sta pensando di schierarlo in mediana, bensì sulla trequarti, alle spalle di Higuain e al posto di Hamsik. E il destino, a questo punto, scriverebbe un altro capitolo di una specie di storia infinita: perché Dzemaili e il Torino sono legati davvero a doppio filo.

CUORE TORO – E allora, innanzitutto le origini: correva l’anno 2008, e il Toro, nonostante le scorie di un infortunio molto grave rimediato in Inghilterra, al Bolton, decise di puntare su di lui. «Sarò grato per sempre a questo club e al presidente», disse l’anno scorso Blerim. Dopo aver realizzato una storica tripletta. Sì, deliziose parole e croce dolorsa. Tre gol. Uno in fila all’altro: bim-bum-bam. Due prodezze non sottolineate dall’esultanza, in segno di rispetto nei confronti della Torino granata tanto amata, e poi il terzo umanamente e spontaneamente festeggiato con gli occhi sgranati in un quadro di semi-incredulità.

UOMO OFFENSIVO – E’ il passato, l’antefatto, il riassunto di una storia che oggi potrebbe vivere un altro step: a sorpresa, Dzemaili trequartista al posto di Hamsik. Accadrà o non, certo è che il centrocampista svizzero è entrato nel ballottaggio delle sponde del Pipita insieme con Mertens, Insigne, Marek il capitano e Callejon. Anche Mazzarri, nella stagione precedente, non disdegnava di farlo partire in una posizione più avanzata, nonostante le differenze tattiche sostanziali, però come il suo predecessore, evidentemente Rafa pensa di poter sfruttare le caratteristiche offensive, l’accelerazione e la concretezza al tiro dello svizzero nato a Tetovo che parla ben sei lingue.

MORALE E GOL – Tecnica, tattica e poi il morale. Che, senza ombra di dubbio, vivrebbe una notevole impennata, nel caso di un rilancio in grande stile con il Torino: inutile girarci intorno, Dzemaili è uno gagliardo, uno fiero, e dunque la concorrenza e l’alternanza sistematica, o per meglio dire la posizione di svantaggio nelle gerarchie, non gli danno serenità e neanche un minimo di soddisfazione. Pochi sorrisi, insomma, meno di quelli che per natura sparerebbe a raffica. Come i tiri: bel bombardiere, Blerim, lo ricordano quelli del Toro e non soltanto loro. In questa stagione, nonostante un impiego non proprio costante, Dzemaili ha comunque collezionato 5 gol: con il Sassuolo, 2, al San Paolo e in trasferta; e poi con l’Udinese, l’Inter e il Verona. Tutti in campionato.

FUTURO E PRESENTE – Altro da dichiarare? Beh, qualche numero esplicativo: 25 presenze con il Napoli di Rafa, di cui 19 dal primo minuto (15 in A, 3 in Champions e una in Europa League). Mica tantissimo, se vogliamo. Soprattutto per l’orgoglioso Blerim che aspira al Mondiale con la Svizzera, insieme con Behrami e Inler, e magari anche al prolungamento del rapporto con il club azzurro. In scadenza nel 2015. I primi risultati? Incontri interlocutori, si dice così, ma nel frattempo i suoi estimatori, in Italia e all’estero, cominciano a drizzare le antenne. Si vedrà. Anche piuttosto a breve. Nel frattempo, però, ci sono un posto in Champions da consolidare, la finale di Coppa Italia da giocare con la Fiorentina e la missione Europa League da proseguire a testa alta a cominciare dal ritorno-verità di giovedì con il Porto. Il primo appuntamento, intanto, è fissato per oggi con il Torino. Il suo Toro: e se Rafa ci pensa, Dzemaili ci spera.

Fonte: Corriere dello Sport