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Paolo Sorrentino e il Napoli: una storia da raccontare


C’è un napoletano oggi sul tetto del mondo. Ha una statuetta dorata in mano ed è felice. Paolo Sorrentino come Napoli, Paolo Sorrentino come il Napoli. Sì, perché nella giornata in cui salgono tutti sul carrozzone del vincitore e cominciano a lodare il cinema italiano, finalmente tornato alla vittoria di un riconoscimento così prestigioso dopo 15 lunghi anni, viene in mente il paragone con il cammino della squadra azzurra. E non scherziamo.

Non scherziamo quando pensiamo a quella domenica pomeriggio fiorentina del ’98, quando tornammo in serie B dopo 33 anni di onorata storia nella massima serie. E come non pensare al giovane Paolo, rimasto orfano a 17 anni di entrambi i genitori, che abbandona il corso in Economia e Commercio all’Università per dedicarsi al cinema. Come non pensare al fallimento del 2004, a Floro Flores che si allena da solo a Soccavo, mentre Paolo cominciava a stupire l’Italia (e il mondo) con uno dei suoi film più riusciti, “Le conseguenze dell’amore”. Come non pensare ai momenti difficili e a quelli straordinari che hanno mescolato la vita di Sorrentino a quella di Napoli e del Napoli.

Come non pensare alle file interminabili fuori dai cinema napoletani, quando “La grande bellezza” uscì appena un anno fa. Come non pensare ai cori contro i napoletani che si ripetono sistematicamente ogni domenica negli stadi del Bel Paese, mentre tutti impazziscono per un napoletano che riporta in Italia una statuetta dopo 15 anni. 15, mica caramelle. Come tacere di fronte alle parole sul palco di Los Angeles, durante il discorso più importante della sua vita, quando cita Napoli e Maradona: “Maestri di vita, grazie”.

Carissimi amici, perdonate se il paragone tra Sorrentino e il Napoli vi sembra troppo lontano. Paolo è figlio di Napoli, quello stesso Napoli che ieri s’è inceppato (ancora una volta) contro l’ennesima piccola in campionato. Quello stesso Napoli, però, che è risorto in 12 anni, toccando i massimi livelli in Italia e in Europa. Per questo non dispero dopo il pareggio di ieri, così come non disperava Paolo, quando lavorava come ispettore di produzione con Stefano Incerti. Andò malissimo, ma oggi Paolo è sul tetto del mondo. Quel tetto in cui, nel giro di qualche anno, speriamo di arrivare anche noi. Per festeggiare insieme.

Raffaele Nappi