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Goran Pandev, la fiducia di Benitez per tornare a fare la differenza


Provateci un po’ voi a travestirvi da Higuain: e vabbé che è Carnevale, ma questa è un’impresa (da condividere), è un tentativo (mica disperato) per lasciarsi alle spalle un periodo buio che ormai dura da tanto, troppo tempo. E allora: basta essere un po’ Pandev, quello di inizio stagione, quello che in quindici partite aveva segnato sei reti e pareva lanciatissimo verso quota dieci, che è sempre un gran risultato: basta, insomma, ritrovarsi, recuperare la confidenza con la porta avversaria che sembra svanita. Per fare Higuain, stavolta, basta un cenno…

DIGIUNO. Dov’è rimasto, c’è da chiedersi, andando a leggere tra i numeri di una stagione pesante, con una squadra che segna a raffica e con un Pandev che ha la fiducia (è provato) del proprio allenatore? E allora, ricapitolando, rileggendo questa annata poi divenuta sofferenza, siamo al 3 dicembre, stadio san Paolo di Napoli, a Pandev viene quasi tutto facile ed è doppietta; ma per battere l’Udinese non basta ed infatti finisce 3-3. Comunque lui c’è e in quella circostanza ha davanti a sé el Pipita, appena arrivato a 20 gol stagionali.

FATICA. Poi si spalanca il tunnel, complice le difficoltà di chi deve cantare e portare la croce: a Pandev sta stretto, assai, il ruolo di Hamsik, lo obbliga ad andare a scalare sul regista avversario o comunque a garantire le coperture delle diagonali di passaggio; lo allontana dalla porta e lo avvicina alla sofferenza. Insomma, non ce l’ha nelle corde quel ruolo lì, però qualcuno deve pur farlo e il macedone sembra poter assicurare una fase e pure l’altra. E’ una impressione, come confermato a più riprese, anche giovedì scorso, quando è partito benissimo (assist per Higuain che ha sciupato), quando si è divertito per una ventina di minuti a campo aperto: poi è arrivata l’ondata dello Swansea, la gara ha richiesto altra interpretazione, e l’attaccante che è in lui si è eclissato.

L’AVVIO. Promettente ha una data particolare: 28 settembre del 2013, si gioca a Marassi, Higuain sta maluccio, Benitez lancia Zapata e gli lascia Pandev alle spalle come tutor. Va secondo le aspettative, perché Goran ritrova la verve e anche la porta, segna la sua prima doppietta stagionale, pare finalmente tornato ai suoi livelli e dopo sette giorni provvede a battere il Livorno da prima punta. Un girone fa giusto giusto.

FORMULA TRE. Sei gol sin qui, tre in casa e altrettanti in trasferta, le doppiette equamente distribuite e poi la sottoscrizione di una passione: a lui gli garba parecchio essere il terminale offensivo del Napoli. D’altro canto, lo aveva già dimostrato in passato, due anni fa, contro la Juventus, quando mancava Cavani: per eliminare i pregiudizi e per infondere fiducia al san Paolo, un’altra doppietta (e pure quella vanificata da un 3-3). Stavolta non è diverso: Higuain è andato a guadagnarsi un giallo che lo tenesse al riparo da sorprese e gli consentisse liberamente di affrontare, nel prossimo turno di campionato, la Roma; ed allora è il momento di Goran Pandev, che il Napoli ha fortemente inseguito ormai tre estati fa, che Benitez ha tenuto per sé convinto di poterne fare o un centravanti o una seconda punta assai particolare. Stasera gli viene chiesto di «inventarsi» un travestimento da Higuain: giù la maschera…

FONTE Corriere dello Sport