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Diego Armando Maradona ed il pronostico vincente


C’era una volta…Perché cominciano sempre così le favole: e se in quella dimensione da sogno il principe (il re) azzurro è Sua Maestà il Calcio, il tempo sembra essersi fermato. C’era una volta, però Diego c’è sempre: perché quell’ombra lunga che un po’ immalinconisce è la sua e perché l’eco di ciò che dice, da Dubai, è una dolcissima ninnananna con la quale lasciar andare in quell’universo di ricordi. «Io il Napoli lo guardo sempre alla tv, non mi perdo una partita. E il Napoli di quest’anno è forte,  ha fatto un gran bel salto di qualità: ma il mio lo era di più, noi eravamo vincenti e quello di Benitez ancora non lo è. E noi vincevamo dappertutto».  Napoli-Milan, prima che cominci, è un tuffo nel passato, è un viaggio interminabile in quei favolosi anni ’80, è Diego che convoca Napoli al San Paolo ( «non voglio vedere bandiere rossonere» ), è un primo maggio, vero, però anche due scudetti, è Maradona-Gullit o Van Basten, è il pibe de oro e Sacchi è una sfida meravigliosamente indimenticabile giocata sul filo dei ricordi e azzardando persino un pronostico, decisamente azzeccato. «Vince il Napoli».

BALO CON LUI. E però adesso, mentre la memoria galleggia tra dribbling, veroniche e capolavori d’arte, Napoli-Milan è altro (ovviamente): è un bagno di folla che accoglie Balotelli, lo accompagna nella passeggiata (con Taarbat) a Borgo Marinari, lo incita e lo applaude, quasi blandendolo. E non è una suggestione ma la prova provata d’un senso di civiltà che, quando la tensione agonistica sta per salire, viene espressa attraverso quel rispettoso cordone umano che sostiene l’enfant terrible del Milan, il desiderio pubblico di Diego: «A me piacerebbe moltissimo allenare un calciatore come Mario. Io non so perché vanno tutti contro di lui e gli rendano la vita difficile. Però senza dubbio avrei piacere ad averlo come mio calciatore».

LUI E CLARENCE – Quando Napoli e Milan non hanno ancora cominciato, è il momento del giochino dialettico, ma anche delle proprie interpretazioni: è il momento di lanciarsi sul San Paolo, da lontano, per vivere da dentro quella che è stata a lungo la sua partita, una delle sue; per ribadire la propria visione del calcio, per svelarsi compiutamente, per confessare quella passione viva che resiste, anche a vent’anni dal suo addio a Napoli: «Perché io continuo a seguire le gare degli azzurri e devo dire che è un club in crescita. Però mi piace anche il Milan di Seedorf, lo sta cambiando, gli sta dando la sua impronta e gli sta cambiando la faccia. Spero però che proceda nel suo intento, quando la sfida del San Paolo è finita….». Accontentato.

FONTE Corriere dello Sport