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Tifosi arrabbiati, ecco le loro ragioni…


L’unico che si attiene rigidamente alle regole del fair play finanziario, e lo fa così bene che l’azienda sfoggia utili record e patrimonialità spettacolari.

L’Imprenditore, illuminato e illuminante, col pollice destro velocissimo per i famosi tweet di benvenuto e di addio, che ha scoperto essere più divertenti e molto meno impegnativi dei giri di campo mano nella mano col nuovo acquisto o, peggio, delle presentazioni in maschera sulle navi da crociera, col concreto rischio di sbagliare animale (della maschera).
E il tifoso non è nemmeno il Direttore, enigmatica figura di dipendente monosillabico dal volto di giocatore di poker, impegnato a friggere il pesce con l’acqua o a fare le nozze coi fichi secchi. Il Direttore, magro come un chiodo per districarsi nel labirinto dei salary caps e dei diritti d’immagine, che salta da un treno a un aereo sperando che un qualsiasi Peluso o Constant si decida ad accettare di venire a giocare in prestito secco, senza alcuna garanzia di successivo ingaggio e magari rinunciando a una fetta di stipendio.

Non è, il tifoso, un Tecnico pluridecorato e comunicatore, inebriato dal proprio Credo Tattico che non si cambia mai, nonostante la manifesta inadeguatezza del materiale umano che ha e che gli viene malamente integrato. Il Tecnico che non vede perché non vuole vedere che il distinto signore macedone che gioca in ciabatte non può rincorrere gli avversari, che lo spilungone argentino può forse elegantemente ballare il tango a casa sua ma in nessun caso giocare al centro di una difesa di serie A, che l’anziano francese risulta regolarmente assente sia in appoggio che in copertura, che i due svizzeri sbagliati, in assenza dell’unico giusto, propongono un centrocampo che assomiglia terribilmente a una forma del loro formaggio nazionale: pieno di buchi.
Il Tecnico che fin qui è stato indiscutibile ma che si può sempre cominciare a discutere, cercando di capire come si faccia a chiedere Skrtel, Coentrao e Mascherano e poi accontentarsi di Henrique, Ghoulam e Jorginho che magari diventeranno dei padreterni ma che, allo stato, urlano “ripiego!” da tutti i pori.

Il tifoso è solo un tifoso. Non è il Giornalista, tenuto al dovere dell’obiettività; e non è l’Ex Calciatore livoroso, che alza la voce perché crede così di essere più ascoltabile. Non è un Giocatore Ceduto troppo in fretta, che si leva lo sfizio (ed esulta oltremodo) di dare un paio di schiaffi a chi lo ha sbolognato altrove, o un Commentatore che sotto sotto se la gode un mondo perché vengono ristabilite le giuste distanze con le padrone del vapore.
Il tifoso, però, ha un senso. Perché il tifoso è quello che paga. È la pietra che sì, sta sotto a tutte le altre, ma le mantiene in piedi, e quindi nessuno può permettersi di perderla. E il tifoso ha alcune partite alle quali tiene particolarmente, e Bergamo è una di queste, perché a Bergamo il tifoso viene beceramente insultato e deriso. E invece il tifoso torna a casa portandosi dietro insulti, derisioni e tre palloni, con una prestazione umiliante, a tratti comica.

Il tifoso crede di aver diritto a delle scuse, per la prestazione di ieri. E anche di dover ricevere l’assicurazione che una cosa del genere, turn over o non turn over, non accadrà mai più. Perché sarebbe ora che qualcuno, anzi tutti, ricordassero che è appunto il tifoso, sempre e comunque, quello che paga, e senza di lui se ne vanno a casa. Tutti.

Fonte: Il Mattino