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Marek Hamsik, la carica di un leader pronto per il tour de force


C’è qualcosa che non va? Nient’affatto. Sì, magari la cresta di don Marek non è proprio quella impettita e sorridente di qualche tempo fa, però succede. E infatti lui, il signorino Hamsik, non se ne fa un problema. Non si mostra per niente giù di corda, giura che per lui nulla è cambiato e seppure con qualche smorfia un po’ forzata guarda avanti con fiducia. E con fiducia poggia pure bene a terra quel piede che gli aveva dato pensieri sino a ieri. «Sta bene e sto bene», annuncia. Scomparso, insomma, quel piccolo problema che s’era già presentato nella gara con la Juve e che era tornato un po’ più doloroso alla fine del match della Slovacchia contro la Polonia. Bene così. Anche Benitez si sentirà più sollevato pensando di poterlo avere a disposizione domani sera contro il Parma.

Già, il Parma. Ma piede dolente oppure no, Marek Hamsik ci sarà? Non ci fosse appena tre giorni dopo quell’incrocio decisivo di Champions contro il Borussia Dortmund non ci sarebbero né dubbi né misteri. Invece no. Invece la trasferta tedesca potrebbe far sterzare Benitez verso la soluzione Pandev alle spalle di Higuain, tenendo a riposo il nuovo capitano azzurro. Il quale, però, parla del match di domani giusto come chi è sicuro di non dovervi rinunciare. «No, niente Borussia. Vietato pensarci sino a domani sera. Concentriamoci e battiamo il Parma prima di tornare con la mente alla Champions League. E in quanto a Walter – a Gargano, cioè, che è pure suo cognato -, spero abbia festeggiato così tanto la qualificazione al prossimo Mondiale da tornare stanchissimo in Italia».

Giusto, ma a questo doppio, ravvicinato incrocio campionato-coppa, come ci arriva Marek Hamsik. La sua frenata, infatti, non si può negare dopo quell’avvio scoppiettante con addirittura quattro gol nelle prime due partite. Poi che cosa è capitato? Questione fisica, forse? Oppure, come è sembrato ai più, problema di posizione in campo? Facendola corta, signor Marek: è quello stare un po’ troppo avanti, è quella mancanza di spazi e di profondità, sono quei respiri troppo ravvicinati degli avversari difensori e quell’essere costretto troppe volte a giocar palla con la porta alle sue spalle a limitarla e forse anche un po’ a turbarla? Macché. Lui nega, smentisce, non ci crede. O, almeno, così dice. «Per me – racconta – non conta la posizione. Giocare un po’ più avanti o un po’ più indietro cambia niente. L’importante è giocare per la squadra. Essere utile al disegno dell’allenatore». Come dire: questi problemi, cari signori, ve li ponete solo voi: io manco ci penso. Ma sarà vero oppure no, visto che probabilmente anche Benitez sull’argomento qualche domanda se la sta facendo? «Comunque – taglia corto il capitano – non credo proprio che giocherò più indietro». Ovvero, da centrocampista più mediano che trequartista quando non addirittura punta aggiunta.

Dunque, si vedrà. Forse ne avranno già discusso e continueranno a farlo, Hamsik e Benitez, ma se chi tifa azzurro il problema se lo pone non è tanto per muovere critiche ed appunti ad uno come lui, ma soltanto perché montano le preoccupazioni di non averlo tirato a lucido nel piede e nella mente alla vigilia di match già decisivi per il cammino in Champions. Colpa sua. Colpa di Marek Hamsik, diventato troppo centrale e irrinunciabile per le ambizioni azzurre. Lo sa bene il popolo azzurro del pallone che da sette stagioni apprezza le sue giocate e la sua eleganza; lo sa bene pure l’allenatore, il quale con convinzione e non solo perché glielo impongono il ruolo ed il momento, se lo coccola e gli predice una stagione ricca di soddisfazioni e gol.

Del resto, seppure è “fermo” a sei gol, è vero pure che Hamsik assieme alla felice sorpresa Callejon è il bomber della squadra, addirittura con un centro di vantaggio su Higuain. E questo vuol dire che non è affatto compromesso il tentativo di migliorare il suo record di gol italiani: 12. Record fatto e rifatto in maglia azzurra: nel 2010 e poi nella stagione scorsa. Ecco, forse proprio un gol potrebbe essere la medicina giusta per far impettire la cresta un’altra volta. Ovvero, per ritrovare quel pizzico d’autostima che, chissà, forse complice anche la delusione per il Mondiale mancato è venuta meno ad Hamsik nell’ultimo periodo. Un gol per cancellare ombre e malumori, dunque? Perché no. E se non a Parma, segnarlo martedì in Germania sarebbe ancora meglio.

FONTE Corriere dello Sport

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