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L’editoriale di Ivan De Vita: “Vecchia Signora, diamoci del tu”


editoriale_ivan_de_vitaGrinta e polmoni. Tanta, tanta sofferenza. Non si vive di solo fioretto. Non si sale sul palco solo ad ancheggiare e mostrare le proprie sinuose forme. A volte quel pallone è intriso di sangue. Si vince grondando sudore, stremati dalla contesa ma mai genuflessi nello spirito. Il Marsiglia ieri sera ha venduto cara la pelle. Il Napoli, in debito d’ossigeno dopo il mini-tour del force degli ultimi venti giorni, ha dimostrato di conoscere l’arte del sacrificio, il suo recente passato si è rivelato il miglior pigmalione.

Cinque vittorie tra campionato e Coppa nell’ultimo terribile ciclo, 12 successi su 15 gare stagionali. 31 reti all’attivo, con la sorprendente media di due a partita. Meglio dei numeri nulla può sintetizzare l’inizio di stagione degli azzurri. Al di là di qualche appunto sulla gestione dei 90′ e su determinate scelte di mercato, l’incipit della banda di Don Rafè è da incorniciare ed inserire negli annali.

Cielo azzurro terso, con all’orizzonte lo spauracchio bianco e nero. La sfida che tutti attendono con trepidazione, dalla quale si esige una prova di maturità. Ed io mi sento come quando da bambino impazzivo dietro al “Super Mario Bros“. Dopo aver raggiunto l’ottavo mondo e superato 31 livelli, l’ultimo era sempre ostico e il “boss” pareva invincibile a dispetto delle mille abilità accumulate. E’ giunta l’ora che la Vecchia Signora dalle mille teste crolli ai nostri piedi implorandoci pietà?

Un aspetto va rimarcato: il Napoli ha carattere. Solo qualche settimana fa si era scettici riguardo la forza di reazione di questo gruppo quando il sentiero si presentava impervio. Prima a Londra e poi a Roma, anche se con significative differenze, i partenopei sono sembrati svuotati e inermi allorchè freddati da episodi sfavorevoli. Il lavoro paga e le percentuali di crescita collettiva lievitano, anche ascoltando le parole di Benitez. A Firenze gli azzurri sono stati a lungo in balia del possesso di palla viola, ma hanno esibito cinismo e compattezza, mai annichiliti nemmeno dopo il rigore del pari.

 Ieri sera la sospirata conferma. I francesi non ne volevano sapere di essere la vittima sacrificale che tutti presupponevano. Un po’ di sufficienza nell’approccio alla gara, agli occhi di molti solo un ponte in ferro battuto che traghettava i campani sulla sponda juventina. Così non è stato fin dall’inizio. Ma Higuain e compagni hanno sempre tenuto i nervi saldi sia sotto di un gol che sul beffardo 2-2. In una serata dalle gambe pesanti e le energie centellinate, con una difesa colpevolmente ballerina, il Napoli non si è mai frantumato. Ha agito e reagito come solo una big sa fare nei momenti di difficoltà. La capacità di non mollare mai e crederci fino in fondo non ha percentuali e non va allenata giorno per giorno.  O ce l’hai o non ce l’hai.

Non solo. Il filotto di vittorie ottenute in questi incontri ravvicinati sono un’iniezione di fiducia e autostima. La prestazione non può essere sempre ottimale, ma saper fare bottino pieno quando cigolii inatteso ti rendono vulnerabile è di buon auspicio per il futuro. Vincere aiuta a vincere, si sa. Il tormento che caratterizza l’attesa di ogni gara decisiva, la paura di fallire, l’ingenuità di lasciarsi trascinare nelle fogne mediatiche vengono rimpiazzate dalla consapevolezza della propria forza e la voglia di perseguire un obiettivo con veemenza. Con la distensione e la pacatezza che lo stesso Benitez adopera al fine di annientare le pressioni. Stratega.

Il piatto però sarebbe scialbo senza una puntina di pepe. E allora una stoccata all’atteggiamento proposto in alcuni match o semplici spezzoni va lanciata. Va bene preservare la salute fisica e mentale perchè gli impegni si arrampicano uno sull’altro, ma lasciare l’avversario a briglie sciolte quando non si è padroni del proprio destino è un rischio che va evitato. In vista del duello di Torino, e di quello europeo il 26 novembre a Dortmund, non è concepibile tirare i remi in barca e sperare nella verve dei singoli come accaduto a Firenze e nelle ultime due partite al San Paolo. Il nemico se ti accerchia prima o poi ti colpisce. E non sempre può andare nel verso giusto.

Per ora la bussola indica Nord. Domenica sera proveremo a farle cambiare direzione. Le statistiche non ci confortano, visto che a Torino negli ultimi 25 anni si è vinto una volta. 2-3 nel 2009. Di rimonta. Epocale. Roba sulla quale hanno intitolato libri e ideato cortometraggi. No, ora basta. Non deve più essere un evento, deve rientrare nell’ordinario. Quel potere non merita reverenza, non merita di calpestare il nostro orgoglio in campo e fuori senza che nessuno opponga resistenza. Quel potere barcolla e va punito. Superiamo l’ultimo livello. Vecchia Signora, diamoci del Tu!

Ivan De Vita

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