shinystat spazio napoli calcio news L'editoriale di Alessia Bartiromo: "Bentornata ansia da ultimi minuti"

L’editoriale di Alessia Bartiromo: “Bentornata ansia da ultimi minuti”


editoriale_alessia_bartiromoIl Napoli di Benitez, inutile nasconderci, ci ha abituato davvero bene. Squadra solida, compatta, che sa sempre cosa fare, che vince con merito e si arrende in termini di risultato solo quando l’avversaria è davvero troppo forte (come l’Arsenal, meno nel caso della Roma..ndr). Tantissimi sorrisi per i tifosi in questo primo scorcio di stagione tra campionato e Champions League con imprese indimenticabili, in particolar modo il match perfetto contro il Borussia Dortmund, le belle vittorie di sacrificio e cinismo a Milano e Firenze ai danni di Milan e Fiorentina e solo due scivoloni e mezzo, se proprio vogliamo essere pignoli. E’ stato raro guardare una partita con il timore che qualcosa potesse andare storto, che gli avversari potessero rimontare o surclassare i partenopei: era tutto sotto controllo, sia i giocatori che Benitez sapevano perfettamente cosa fare e come fare per ottenerlo.

Ieri contro la Fiorentina però, abbiamo assistito a 10 minuti e poco più davvero da cardiopalma: secondo cartellino giallo per Maggio e Napoli in dieci uomini nel momento più delicato. Cuadrado, il neo entrato Matos, Veicino, Borja Valero e Rossi erano delle furie alla ricerca di un pareggio che non avrebbe accontentato nessuno. Poi i falli, le polemiche, le sortite offensive, le gran parate di Reina, i contropiede non finalizzati dai partenopei: insomma, è tornata l’ansia che spesso si proponeva prepotente nell’era Mazzarri ma che rendeva ogni match vivo, passionale ed ancor più soddisfacente al triplice fischio finale. E’ solo un piccolo antipasto per ciò che succederà il 10 novembre allo Juventus Stadium: se all’Olimpico contro la capolista Roma qualcosa è andato storto, contro la Vecchia Signora non si può di certo sbagliare, per tantissimi motivi calcistici e sociali. Ma prima c’è il Catania al ‘San Paolo’ sabato sera e l’imperativo è ancora la conquista dell’intera posta in palio. Anche con qualche sofferenza, magari: come recita il vecchio adagio, il fine giustifica sempre i mezzi..o quasi.

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