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Benitez perfeziona la fase difensiva: solo la Roma meglio degli azzurri


roma_napoli_spazionapoli_foto (10)NAPOLI – Come dire: se è nato prima l’uovo o la gallina. La domanda di sempre, che avanza sistematica dal secolo scorso: ma i campionati li vincono i migliori attacchi o le migliori difese? L’anti-Roma del Sud ha un equilibrio invidiabile, una marcia spedita e una retroguardia di ferro: e alle spalle di De Sanctis, divenuto un muro – una sola rete subita – c’è Pepe Reina, che sta fermo a sei, mentre gli altri – tutti ma proprio tutti – sono già in doppia cifra. E allora, ricapitolando: la porta immacolata con il Bologna, con l’Atalanta, con il Genoa, con il Livorno e pure con il Torino, in un san Paolo che praticamente è inavvicinabile, un bunker, una fortezza violata sinora soltanto dal Sassuolo e dal Borussia Dortmund….

«SONO FELICE» – Poi magari ci si chiederà altro ancora, ma intanto ci sono facce nuove sparse qua e là che segnano un cambiamento radicale non solo nello schema (si può giocare benissimo a quattro, visto?) ma soprattutto negli uomini: Reina tra i pali, Fernandez ed Albiol in mezzo, Armero a sinistra a fare il verso a Zuniga, Maggio che ritrova la sua versione Nazionale… Qualcosa è cambiato, anzi tanto, anzi quasi tutto: e ora, in quella linea che sembra tracciata con le mani, domina Raul Albiol, il signore dell’area, un gentlmen nei modi, eleganza Real, che si sta divertendo un sacco: «Sono felicissimo di questa mia esperienza nel Napoli. L’ho voluta e sono contento. Benitez ha facilitato il mio ambientamento ed aver trovato compagni con i quali avevo giocato a Madrid mi ha agevolato. Il campionato è lungo e difficile, la Roma va ma la nostra vittoria sul Torino ci serve per stare in scia ed aspettare».

FF… – E alla distanza, il carattere ha avuto ragione: perché sino a qualche tempo fa (mica poi tanto), bisognava anche chiedersi perché mai il titolare della Nazionale argentina faticasse a giocare in Italia? A tre o a quattro, la differenza è sostanziale: è nella testa, è nelle sicurezze che trasmette il sistema e la propria vocazione, è in quella freddezza – o li chiameremo anche pregiudizi – che ad un certo punto accompagnavano Federico Fernandez. La doppietta all’Allianz Arena fu un bagliore o anche un’illusione. Ma poi è mutata la scena, Cannavaro è scivolato in panchina, Britos s’è appropriato del ruolo di titolare e quando è stato necessario ricorrere ad un cambio, ecco il “flaco” titolare, lui al fianco di Albiol: buona la prima a Marsiglia e pure la seconda con il Torino. Sei reti appena subite in campionato: due dal Chievo e dalla Roma, poi uno dal Sassuolo e dal Milan ed ora è inutile stare lì a perdersi tra l’uovo e la gallina, mentre Albiol sa già cosa chiedere a se stesso. «Io qui voglio fare bene, più in là penserò al Mondiale. Ma questa vittoria sul Torino ci serve eccome… Stiamo in alto in classifica…».

Fonte: Corriere dello Sport