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Il Napoli travolge il Livorno: certezze ritrovate e Londra gettata alle spalle…


napoli_livorno_foto_serie_a_spazionapoli_pandev (3)NAPOLI – La rabbia, l’orgoglio: e in quell’ora e mezza senza mai togliere il piede dall’acceleratore, lo scatto prolungato del Napoli è un esercizio di forza per lasciarsi dietro il fumo di Londra, quella nube «tossica» che s’avverte e praticamente si respira, una macchiolina che dà noia, infastidisce, smorza il sorriso. Venticinque minuti e sarebbe già finita: però, adelante ragazzi e avanti tutti, ma con giudizio, per suturare la ferita piccola ma vistosa dell’Emirates, per regalarsi un sorriso e per tacitare il malanimo latente e però percebile. Napoli 4, Livorno 0: e in una partita che non c’è, Benitez ritrova qualche ingrediente del proprio calcio ma soprattutto il carattere di un gruppo che si rialza rapidamente e procede da sé a testa alta, con la fierezza di chi sa di avere valori sui quali non può certo una sconfitta.

FESTIVAL – Il calcio con il senno di prima è un interrogativo dietro l’altro e le risposte da cercare sono varie: manca Higuain, e sa di pregiudizio (quasi) insostenibile; non c’è Albiol ed in mezzo, in difesa, spazio per Fernandez con Cannavaro «bocciato», fuori pure Zuniga, leader di sinistra, e la rivoluzione è praticamente nei fatti, con tre-undicesimi nuovi rispetto all’Emirates che trascinano in sé le perplessità classiche del turnover.
Ma Napoli-Livorno, a posteriori, è il match ideale per curarsi l’umore, è una espressione di vivacità e di brillantezza amplificata dalle debolezze di un avversario che al terzo (eh sì) s’è già frantumato, ha lasciato una ripartenza letale di settanta metri a Mertens, consentendogli di innescare Pandev (sulla corsa) per l’1-0.

BYE BYE – La foschia è spazzata con qualche giro di lancette, con quel tornando che si chiama Mertens, l’uomo-copertina che si affianca ad un Pandev solare, centravanti autentico o «finto», bomber e poi ispiratore, l’Higuain macedone che (14’) manda in tilt il Livorno, sfiorando il raddoppio. Ma è un pomeriggio dolce quanto il miele, baciato da un’onda anomala dalla quale lasciarsi cullare: Mertens danza da sinistra verso destra, poi scarica su Inler (25’) che la chiude con un sinistro e con la complicità di un Bardi stupito da quella sassata comunque governabile. Arrivederci e grazie.

SUSSULTO – Il Livorno non c’è ed al Napoli va di lusso così: palleggia, accelera, si placa, riparte e concede vetrina alle intuizioni dei singoli che recitano però all’interno d’uno spartito. E’ da applausi l’avvio della ripresa: sull’asse Pandev-Callejon si certifica il successo con un dialogo nello stretto che può essere solo avviato da chi ha assoluta padronanza tecnica (e si confronta con uan difesa assai disorientata). Ma sempre sulla verticale Pandev-Callejon, però dopo un vorticoso movimento senza palla dell’intero fronte offensivo, si va prossimi all’esondazione, contenuta da un muro umano disperato. La facilità con cui il Napoli s’è ormai impossessato d’una domenica ormai bestiale nei suoi contenuti è significativa: Mertens sente il piedino, non va soltanto come un indemoniato sulla fascia sinistra (e poi a destra, quando entra Insigne), ma vuole di più da sé e (23’) ci vuole il Bardi autentico, quell’enfant prodige che non s’è neppure intravisto, per scacciare dalla porta la punizione a giro.

RIECCO MAREKIARO – Per il Livorno c’è da osservare il cronometro, sperando che la mattanza finisca in fretta: eppure, non c’è sforzo esagerato nel Napoli, sembra che tutto venga naturale, semplificato dalla rassegnazione altrui o anche dalla semplicità delle giocate che sgorgano. Ma le linee restano strette e qualche cambio aiuta più Benitez che Nicola:Insigne allarga il campo da una parte e Mertens continua a farlo dall’altra, ci sono praterie e il Livorno s’è eclissato da un bel po’. Però all’appello manca Hamsik, che galleggia inseguendo se stesso, ancor prima d’un gol: danza tra le linee, sbaglia qualche appoggio, pare un pizzico sfiduciato, ma niente paura, ci sono giorni in cui è scritto che debba essere l’ora (e mezza) della rinascita.
Percussione in rapidità, Lorenzino fa il magnifico giochino d’andare ad aggredire l’area, trovare però Bardi all’opposizione e scorgere Hamsik che può ridersela. Roma-Napoli è già nell’aria…

Fonte: Corriere dello Sport